La finta Onlus lucrava sull'accoglienza

Scoperto il giro di fatture false dalla cooperativa fasulla: evasi 4 milioni

È un giro milionario quello legato al sistema dell'accoglienza. Soprattutto dopo l'incremento degli arrivi in Italia. E fa gola a molte cooperative e false onlus che, trincerandosi dietro la parola solidarietà, celano la loro vera natura di impresa commerciale. Altro che enti associativi no-profit. La scoperta effettuata nel 2016 dalla Guardia di finanza di Siracusa nell'ambito dell'operazione Affare immigrazione, che, a seguito del controllo degli enti che gestivano la prima accoglienza, ha portato all'individuazione di un fenomeno evasivo per oltre 4,2 milioni di euro e di fatture emesse per operazioni inesistenti per più di 1,3 milioni, con la conseguente denuncia per reati tributari di 19 persone e il disconoscimento di ben 5 onlus, trova adesso manforte nella sentenza del tribunale di Siracusa.

Si tratta di un accantonamento nei confronti del terzo debitore, ovvero la prefettura, sulle somme che sarebbero servite a regolare i rapporti con la società cooperativa Clean service onlus che aveva gestito l'accoglienza degli immigrati in una struttura del Siracusano. Il tribunale, intervenuto a seguito della sentenza della I sezione della commissione tributaria provinciale di Siracusa dello scorso mese di marzo, che accoglieva l'istanza cautelare della direzione provinciale dell'Agenzia delle entrate di Siracusa, ha accantonato circa 360mila euro. È l'ammontare che la prefettura doveva alla cooperativa, risultata ai controlli delle Fiamme gialle non proprio trasparente.

I finanzieri, infatti, hanno scoperto che la Clean service onlus in effetti era un'impresa commerciale e non un ente no-profit. Ed è emerso un consolidato sistema di emissione di fatture in tutto o in parte inesistenti da parte di diversi fornitori della cooperativa. Tutto finiva direttamente nella dichiarazione dei redditi della cooperativa. Questo sistema ha permesso alla Clean service onlus di abbattere la base imponibile e di esporre costi indebitamente dedotti nella dichiarazione annuale, con conseguente evasione di imposta, ma soprattutto di poter disporre di quelle somme di denaro che, uscite dalle casse della cooperativa per rendere verosimile l'operazione, ritornavano nelle mani degli stessi soggetti che avevano architettato questo circuito fraudolento, senza rientrare nelle casse dell'onlus.

Le Fiamme gialle hanno contestato anche costi indeducibili derivanti dall'acquisto di beni non riscontrati materialmente nella disponibilità della società, spese di carburante e lubrificanti e oneri per la manutenzione di automezzi non di proprietà della società, e acquisti in grandi centri di merce per uso personale, addirittura pasti e bevande consumati in ristoranti o da asporto, consumazioni in pasticcerie, bar, pizzerie, rosticcerie, acquisti in profumerie. Tutto ciò ha comportato per la cooperativa l'esclusione dalla procedura di gara e la revoca del servizio di temporanea accoglienza a partire dal gennaio 2016. E il debito è stato accantonato. «È una sentenza commenta la Guardia di finanza che rappresenta un nuovo corso sull'azione della pubblica amministrazione nell'assicurare la pretesa erariale».