«Finto il blitz a Osama» Rimpallo di accuse tra un Pulitzer e gli Usa

Per il giornalista Seymour Hersh l'ex capo di Al Qaida era già nelle mani degli 007 pachistani. Washington: articolo senza fondamento

La Casa Bianca ha definito «senza fondamento» le accuse contenute in una lunga inchiesta del giornalista Seymour Hersh sulla London Review of Books secondo le quali l'Amministrazione Obama avrebbe mentito sulla morte di Osama Bin Laden nel 2011. «Ci sono troppo inaccuratezze e asserzioni senza fondamento in quell'articolo per verificarle tutte", ha detto un portavoce della sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ned Price.

L'articolo uscito nel week-end ha già sollevato controversie e polemiche, tra la classe politica di Washington e sulla stampa. Il giornalista, che nel 1970 ha ricevuto il premio Pulitzer, contesta la versione ufficiale dell'Amministrazione sul più importante successo del primo mandato di Barack Obama. Secondo Washington, il terrorista allora ricercato da dieci anni, è stato ucciso in un raid delle forze speciali - Navy Seals - arrivate a bordo di due elicotteri in un compound di Abbottabad, Pakistan, dove si nascondeva il saudita. L'azione sarebbe avvenuta senza che la famigerata intelligence pachistana, l'Isi, ne fosse al corrente, e il corpo di Bin Laden sarebbe stato in un secondo momento gettato a mare.

La versione di Hersh, cui il giornalista avrebbe lavorato per anni, racconta invece una storia diversa: i vertici pachistani - nella persona dell'allora capo di Stato maggiore Pervez Kayani e dell'ex capo dell'intelligence Ahmed Shuja Pasha - avrebbero saputo dell'azione, anzi il raid sarebbe una sorta di messa in scena di Washington e Islamabad. Secondo Hersh, l'Isi avrebbe catturato Bin Laden anni prima e lo avrebbe tenuto prigioniero ad Abbottabad dal 2006. L'America sarebbe venuta a sapere della location tramite un alto ufficiale dell'intelligence pachistano al prezzo di 25 milioni di dollari e non, come sostiene la Cia, tramite l'osservazione dei suoi messaggeri. Gli elicotteri dei Navy Seals avrebbero raggiunto senza problemi il compound grazie alla complicità dei vertici militari pachistani che avrebbero imbastito la finzione per assicurarsi più aiuti militari e maggior libertà d'azione in Afghanistan. Il corpo di Osama bin Laden, crivellato e smembrato dai colpi da arma da fuoco, sarebbe stato gettato a pezzi sulle montagne dell'Hindu Kush durante il viaggio di ritorno delle forze speciali.

La reazione di politici, osservatori e analisti all'inchiesta di Hersh è stata immediata. In molti sottolineano come, nonostante un lontano passato di scoop - dal massacro del 1969 di My Lai in Vietnam alle torture americane in Irak al carcere di Abu Ghraib - il giornalista Hersh negli ultimi anni abbia sollevato soltanto inchieste controverse, spesso al limite delle teorie della cospirazione: ha accusato i vertici dell'intelligence americana d'essere infiltrati dall'Opus Dei e scritto nel 2014 che gli attacchi chimici del regime siriano contro i civili, accertati da un rapporto delle Nazioni Unite, fossero opera della Turchia. Già negli anni 70, il New York Times fu costretto a una robusta rettifica dopo che il giornalista implicò ingiustamente l'allora ambasciatore americano in Cile Edward M. Korry nei piani della Cia per far cadere Salvador Allende.

Il sito Vox, guidato dall'ex giornalista del Washington Post Ezra Klein, dà voce ai molti scetticismi della stampa americana sulla questione: mancano, scrive il sito, prove e documentazione di peso. Le fonti utilizzate da Hersh sono un ex ufficiale dell'intelligence pachistano in pensione dagli anni '90, Asad Durrani, e un anonimo funzionario dell'intelligence americano, anch'esso in pensione. Si chiede perché il Pakistan avrebbe dovuto inventarsi la storia di un raid imbarazzante per Islamabad e conclude spiegando come l'attualità in Afghanistan non sostenga quella versione: gli aiuti militari americani al Pakistan sono diminuiti dal 2011 e le relazioni tra Washington e Islamabad peggiorate.

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