Fischi agli ebrei, cortei divisi È la festa degli intolleranti

Brigata e Anpi sfilano separate a Roma. A Milano insulti e spintoni. Mattarella: «Ricordare senza odio»

N on è stato un giorno dell'unità, questo 25 aprile. A Roma, a Milano, a Genova, la festa della Liberazione dal nazifascismo è stata anche quella della divisione, tra insulti, fischi e scontri che non sono degenerati in violenza solo per i cordoni della polizia.

La rottura tra Anpi e Comunità ebraica porta a due cortei separati nella capitale: da un lato i partigiani, che secondo la tradizione sfilano fino a Porta San Paolo cantando «Bella ciao», dall'altro chi si riunisce in via Balbo davanti alla sede storica della Brigata ebraica, con bandiere israeliane, americane, inglesi, contestando per il terzo anno l'Anpi che accoglie tra le sue fila associazioni filo palestinesi.

Ognuno dice di rappresentare «i veri partigiani», contro l'altro. E cadono nel vuoto gli appelli all'unità del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che dopo aver deposto sulla scalinata del Milite Ignoto una corona d'alloro, ricorda i 5.000 volontari della Brigata Ebraica alla celebrazione di Carpi. A Roma il sottosegretario alla presidenza Maria Elena Boschi parla dal palco in via Balbo: «Chi pensa di tenere fuori la Brigata ebraica dalla Liberazione nega la verità e la storia, e non c'è nessuna giustificazione geopolitica attuale che tenga». La sindaca Virginia Raggi partecipa ad entrambi i cortei e a quello dell'Anpi raccoglie fischi e applausi.

Sono duri i toni alle due cerimonie. «Noi non facciamo polemiche con chi ha deciso di non esserci oggi, anche se è una assenza che pesa. Questo resta un corteo unitario, saremo unitari anche per loro», dice il presidente dell'Anpi di Roma Fabrizio De Sanctis. Ruth Dureghello, presidente della Comunità ebraica, replica: «Chiediamo loro di dire con chi sarebbero stati: dalla parte dei liberatori o da quella del Gran Mufti di Gerusalemme, che era alleato con Hitler?». Aggiunge il vicepresidente Ruben Della Rocca: «La storia è qui, tutto il resto sono menzogne». E il rabbino capo Riccardo Di Segni ricorda che il terrorismo «ha avuto una scuola importante e noi sappiamo qual è», alludendo a quella palestinese. Tutti si augurano che si torni a manifestare insieme, e nessuno si sposta dalla sua posizione. Da Facebook l'ex premier Matteo Renzi augura un 25 aprile «senza polemiche, senza odio, senza meschinità», mentre a Milano la Brigata ebraica che sfila in corteo viene contestata da militanti con bandiere della Palestina che gridano: «Fuori i sionisti dal corteo», «assassini», «nazisionisti». Al Cimitero Maggiore tensione alle stelle e scontri evitati per un soffio dalla polizia tra esponenti dell'ultra destra che omaggiano i repubblichini di Salò e militanti di sinistra e dei centri sociali, che mettono fiori rossi sulle tombe dei partigiani. A Genova una pioggia di fischi accoglie l'intervento sul palco di piazza Matteotti del presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. «Chi è morto dalla parte giusta - risponde lui- non l'ha fatto per imporre all'Italia il proprio pensiero, ma per garantire a tutti il diritto di essere liberi, per permettere di stare oggi sul palco a tante persone che la pensano diversamente, ma che credono nello stesso ideale di democrazia, che permette a tutti di essere liberi di esprimere le proprie idee e i propri concetti».