Fischio d'inizio al Mondiale. E Putin scarcera Navalny

Liberato l'oppositore più temuto dal Cremlino, ma l'Europarlamento vota per il rinnovo delle sanzioni

Con singolare tempismo sul fischio d'inizio dei mondiali di calcio fortemente voluti dal presidente Putin, ieri è stato rilasciato (per l'ennesima volta) dalle patrie galere moscovite Aleksei Navalny. L'irriducibile oppositore dell'uomo forte del Cremlino ha appena finito di scontare l'ultima delle numerose mesate in gattabuia, che si era meritato (così assicurano i suoi giudici) per aver organizzato una manifestazione non autorizzata alla vigilia dell'inaugurazione del quarto mandato presidenziale di Putin.

Il presidente russo, che si rifiuta perfino di pronunciare il suo nome in pubblico e che lo accusa di essere uno strumento prezzolato dei suoi nemici occidentali, in realtà teme assai Navalny perché è l'unico politico in Russia in grado di mobilitare manifestazioni contro di lui, frequentate soprattutto da giovani stanchi del suo autoritarismo. La sua liberazione in contemporanea con la partita d'esordio tra Russia e Arabia Saudita può sembrare una coincidenza, ma è di fatto una strizzata d'occhio a chi lo critica oltrefrontiera. Un passo, oltretutto, che ricorda da vicino quanto avvenne nel dicembre 2013, quando Putin concesse la grazia al suo rivale Mikhail Khodorkovsky alla vigilia di un altro importante evento sportivo internazionale in Russia, le Olimpiadi invernali di Sochi.

Messo il piede fuori dalla cella, Navalny non ha perso tempo per dire la sua sui social: dopo tutto, prima ancora che un politico ambizioso, è un blogger seguitissimo. Il carcere di Mosca dove ha scontato la sua pena, ha raccontato, è stato messo a nuovo in vista del possibile arrivo di detenuti stranieri (primi fra tutti gli scatenati hooligans inglesi amanti dell'alcol), «per evitare di far fare brutta figura alla Russia». «Se volete violare la legge fate in fretta, dopo la Coppa del Mondo la carrozza dorata tornerà ad essere una zucca», ha suggerito ironicamente Navalny, che racconta come «tutte le celle sono state ristrutturate all'europea, sono state ridipinte le sbarre e al posto di buchi nel pavimento ora hanno messo i bagni».

Non mancano attenzioni del tutto insolite per la Russia, ma in sintonia con il clima da campionato del mondo: nelle celle ci sono schermi Lcd per guardarsi le partite, nel cortile «ci sono le porte da calcio e palloni veri», il menù dei detenuti è stato migliorato e prevede perfino tiramisù e birra (opportunamente analcolica). Addirittura, a chi esce di prigione viene fatto un regalo: un libro con le leggi russe e un domino (o un Backgammon) con i simboli del Mondiale. Ma il pezzo forte sono le stagiste dell'istituto di lingue straniere, assoldate per colloquiare con i detenuti arrivati dal resto del mondo. Per ora, tuttavia, manca la materia prima: l'unico arrestato (ma rilasciato dopo poche ore) è un attivista inglese per i diritti degli omosessuali e dei trans che aveva srotolato uno striscione contro le politiche di Putin sul tema.

Ad onta di tutti gli sforzi dello «zar» per ripulire l'immagine nazionale, l'Unione Europea ha ribadito ieri la sua intenzione di confermare le sanzioni imposte a Mosca per l'annessione della Crimea avvenuta nel 2014 e l'intervento in Ucraina. Una risoluzione non vincolante, approvata dall'Europarlamento con 485 voti a favore, 76 contrari e 66 astensioni, chiede ai Paesi Ue di restare uniti nell'attuazione delle sanzioni e di rinnovarle dopo la loro prossima scadenza nel mese di luglio. In particolare, viene chiesta la liberazione di 70 cittadini ucraini illegalmente detenuti in Russia e in Crimea: tra loro c'è il regista Oleg Sentsov.