Foa silurato dall'asse M5s-Pd: "Lasci la doppia poltrona"

Lo sgambetto Cinque Stelle in Vigilanza. I leghisti: una vendetta. Fi: "Nata una maggioranza alternativa"

La guerra di posizione tra Lega e M5s ha un fronte aperto anche in Rai dove il bersaglio dei grillini si chiama Marcello Foa, presidente Rai in quota Salvini. L'atto formale con cui la Vigilanza parlamentare sancisce «l'incompatibilità» di Foa alla guida della controllata RaiCom è firmato dal deputato 5s Primo Di Nicola, ex giornalista del Fatto, uno dell'ala dei «puri» ostili all'abbraccio con i leghisti. La risoluzione è stata votata oltre che dai parlamentari M5s anche da Pd e Leu, ma i grillini si affrettano a smentire che sia una prova di maggioranza alternativa con la sinistra, «casomai è la riprova che noi andiamo dritti sulle regole e i principi, perché qui stiamo parlando di legalità» spiega la deputata Dalila Nesci. L'incidente viene catalogato dai leghisti come frutto di «diverse interpretazioni tecniche» dello Statuto Rai sul ruolo del presidente, ma fonti parlamentari riferiscono che sia Salvini che Di Maio siano infastiditi dall'accaduto.

I due alleati in Vigilanza erano quasi arrivati all'accordo su un emendamento che ammorbidiva la richiesta del Parlamento alla Rai sul doppio incarico di Foa (con la formula «si invita a...»), poi però il voto della Lega a favore del finanziamento pubblico a Radio Radicale (definito da Di Maio «un fatto gravissimo di cui anche la Lega dovrà rispondere davanti ai cittadini») ha inasprito di nuovo le parti e i grillini per «vendetta» sono tornati alla versione più dura, la risoluzione che «impegna il presidente Rai a lasciare immediatamente l'incarico a RaiCom per evitare che da questo doppio ruolo si possano determinare possibili contestazioni anche di natura erariale», ma impegna altresì il cda Rai «a rimuovere dal suddetto incarico Marcello Foa». Insomma un bello schiaffo ai leghisti e al loro uomo al settimo piano di Viale Mazzini. Su cui tra l'altro incombe, a giorni, la sentenza del Tar sul ricorso contro la sua nomina a presidente Rai, anche quella contestata a suo tempo perché fatta dal Cda dopo una votazione negativa della Vigilanza.

Per la Rai una bella grana da risolvere, anche se l'azienda fa capire di non avere particolare fretta: «La Rai prende atto con rispetto del voto espresso in Vigilanza - si legge nel comunicato di Viale Mazzini -. I vertici aziendali, convinti della correttezza del proprio operato, effettueranno tutte le valutazioni conseguenti nel prossimo consiglio di amministrazione». Voci interne raccontano che Foa - che non riceve compenso per la poltrona a RaiCom - non abbia intenzione di lasciarla. Le pressioni politiche per un passo indietro, dopo lo sgambetto fattogli dal M5s in Vigilanza, si fanno però difficili da sostenere a lungo. Sul piede di guerra c'è il Pd, che minaccia azioni legali: «Stiamo parlando della risoluzione approvata da un organo di rilevanza costituzionale. Disattenderla sarebbe grave. Se davvero non si dimettesse da RaiCom presenterei immediatamente un ricorso al Tar» annuncia il deputato Pd in Vigilanza, Michele Anzaldi. Ma le bordate arrivano anche dal centrodestra. «Foa ha il dovere di dimettersi perché, se non lo facesse, sarebbe un atto di insubordinazione rispetto a un'indicazione del Parlamento» attacca il capogruppo di Forza Italia in Vigilanza Rai, Giorgio Mulè. Mentre una nota congiunta dei parlamentari azzurri dà «ufficialmente il benvenuto all'alleanza di governo tra Pd e grillini». Anche Fdi vede nel siluro mollato dal M5s alla Lega l'ennesima dimostrazione che «il governo non ha più una maggioranza, ormai dilaniata.