Foggia, 4 morti nell'agguato Rincorsi e uccisi i testimoni

Il boss e il cognato falciati dalle raffiche di kalashnikov in campagna. Massacrati dai killer pure due contadini

Prima la tempesta di fuoco verso l'auto su cui viaggiava il boss condannato a morte, poi i colpi a bruciapelo sparati contro i testimoni involontari, due contadini che non c'entravano niente e si trovavano lì per caso, innocenti eliminati solo perché ormai avevano visto troppo. Alla fine quattro persone sono morte in un agguato sulla provinciale 272 che collega Apricena a San Marco in Lamis, una quarantina di chilometri da Foggia, un angolo di Gargano che ieri, intorno alle 8 del mattino, si è trasformato in una zona di guerra. Le vittime sono Mario Luciano Romito, cinquanta anni, considerato un personaggio di spicco della criminalità organizzata della zona, raggiunto dalle pallottole mentre era bordo di un New Beatle Volkswagen, guidato dal cognato Matteo De Palma. Tutti e due sono stati falciati dai proiettili sparati con un kalashnikov e un fucile calibro dodici. Ma nell'agguato sono morti anche i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, rispettivamente quarantasette e quarantatre anni. Si trovavano poco più avanti su un Fiorino pick up, probabilmente si stavano recando al lavoro nella loro azienda agricola ma sono stati costretti a fermarsi e non hanno avuto scampo. Uno dei due contadini ha tentato la fuga, è sceso dall'auto e si è messo a correre ma i sicari lo hanno inseguito e ucciso. Una strage. Che riporta la tensione in una zona ad alto rischio, segnata dal forte radicamento della feroce mafia garganica. Sono 17 gli omicidi dall'inizio dell'anno, otto solo da giugno.

I carabinieri hanno avviato le indagini. Insieme all'Arma indaga anche la Dda di Bari. E seguono una pista ben precisa che conduce alla criminalità organizzata che da decenni macchia di sangue la provincia di Foggia. Dove non molto tempo fa, a San Severo, colpi di pistola sono stati sparati contro alcune auto della polizia. Secondo gli investigatori anche l'ultimo agguato va inquadrato nel ambito della faida che da generazioni sparge terrore e morte in questa fetta di Puglia, in particolare nella zona tra Monte Sant'Angelo e Manfredonia.

Mario Luciano Romito è un nome pesante nello scenario malavitoso e in passato era sfuggito ad altri agguati. Il 18 settembre di otto anni fa si salvò da un attentato dinamitardo, fu fatto saltare il portabagagli della sua auto ma uscì illeso. Il boss era al vertice di un clan alleato dei Li Bergolis, la cosca per lungo tempo considerata egemone nella zona. Ma gli accordi e la non belligeranza sono saltati dopo la sentenza di primo grado nel maxi processo alla mafia garganica. Il fratello di Mario Luciano Romito, fu ucciso un mese dopo. Lui, Franco Romito, fu assassinato in un agguato, probabilmente punito perché sospettato di essere diventato un confidente dei carabinieri. Da allora ci furono altre vendette e regolamenti di conti.

Intanto, mentre le indagini vanno avanti e la provincia di Foggia è presidiata dalle forze dell'ordine, in Puglia è di nuovo paura. «Quello che è accaduto è terribile, non ci sono altre parole per descrivere quello che è successo» dice il sindaco di San Marco in Lamis Michele Merla. Il quale aggiunge: «Non conosciamo ancora i dettagli, ma negli ultimi mesi sono tanti gli episodi che hanno coinvolto la nostra provincia. Così, prosegue, non si può andare avanti, vogliamo essere ricevuti da Marco Minniti, serve un intervento del governo, le istituzioni nazionali devono intervenire, non possiamo più assistere a questa efferatezza». E proprio il ministro dell'Interno oggi sarà infatti a Foggia per presiedere un comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica.