Folle dividere destra e sinistra pure sulla bellezza

È la politica, bellezza. Una volta Oscar Farinetti, il patron di Eataly, ha detto che la vera revisione della Costituzione sarebbe riscrivere il primo articolo: l'Italia è una repubblica fondata sulla bellezza. Ecco, se così fosse, il nostro Paese sarebbe fondato sulla destra. Perché pare che i politici di destra siano decisamente più avvenenti di quelli di sinistra. Almeno stando a una ricerca apparsa sul Journal of Public Economics: «I politici di destra sono più belli di quelli di sinistra in Europa, negli Usa e in Australia». Beh in effetti a destra ci sta Mara Carfagna. Ma anche Angela Merkel. In effetti a destra ci sta(va) Nicolas Sarkozy. Ma anche Donald Trump. In effetti a destra (?) ci sta Pier Ferdinando Casini. Ma anche Maurizio Gasparri... E poi quindi cosa vogliamo fare? Buttare Gianni Cuperlo giù dalla torre? O Alessandro Di Battista?

Che poi le collocazioni politiche sono più interpretabili e mutabili dei gusti. Per esempio, Virginia Raggi, in che categoria sta? In fondo, lavorava per Previti. E poi, bello-brutto, destra-sinistra... manco l'inarrivabile Giorgio Gaber ha preteso di mettere un punto sulla vicenda: «È evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra...» E sempre Gaber: «Se i collant son quasi sempre di sinistra e il reggicalze è più che mai di destra...». Tutte scemenze? Ma mica tanto. Mica tanto per niente. Perché, sempre secondo i calcoli degli studiosi, «l'effetto bellezza» aumenterebbe il gradimento e quindi i voti ottenuti dai vari candidati. Sei bello, preferisco che mi governi tu. Vent'anni fa Walter Veltroni scrisse «La bella politica», sostenendo che la bruttezza stava tutta a destra, forse avrebbe dovuto invertire i termini. Nichi Vendola fece l'elogio della bellezza a un congresso di Sel. E Matteo Renzi disse che: era la fame della bellezza il significato della sua politica (qualunque cosa volesse dire...). Silvio Berlusconi, non senza polemiche conseguenti, definì Barack Obama «giovane, bello e abbronzato». E ad un certo punto, pure Sandro Bondi propose al Cavaliere una «rivoluzione della bellezza». Beh e poi naturalmente Vittorio Sgarbi che fondò il «partito della Bellezza». Insomma, aspettavamo il Grande Fratello a dominare la nostra politica, è arrivata la Grande Bellezza a premiare le scelte sia di destra che di sinistra.