Foro nella roccia per raggiungere i 12 bimbi prigionieri della grotta

Soccorritori rassegnati: "Dopo sette giorni trovarli vivi sarebbe un miracolo". E le famiglie pregano Buddha

È lo stesso dilemma che attanagliava i soccorritori nel film-capolavoro del 1951 di Billy Wilder, L'asso nella manica: tentare di salvare il prigioniero della grotta passando dall'ingresso principale o fare un buco laterale lungo il pendio della caverna? Qui, in Thailandia, gli ostaggi della montagna sono addirittura 13 (un'intera squadra di calcio composta da ragazzini tra gli 11 e i 16 anni e il loro allenatore 25enne). Tutti intrappolati in una delle camere di questo bunker naturale, composto da una rete di cunicoli sotterranei che si estende per 10 chilometri. Le ricerche procedono da sette giorni. Possibilità di trovare qualcuno in vita? Nessuna.

Ma si continua a scavare almeno per riavere i cadaveri e dare alle famiglie delle vittime almeno una tomba su cui piangere. Le trivellazioni si erano interrotte a causa delle piogge torrenziali che stanno inondando le gallerie. Ora i soccorritori stanno valutando di aprire una fenditura nella montagna per provare a raggiungere i ragazzi da un'altra posizione. Sul luogo è andato in visita anche il premier thailandese, Prayut-O-Cha, che non ha potuto fare altro che augurarsi «una tregua della pioggia». Intanto ieri mattina si è riusciti a scavare un piccolo buco nella roccia per entrare nella grotta maledetta di Tham Luang. Qui, la settimana scorsa l'intera squadra di calcio giovanile del Mu Pa Academy si era fermata per una sosta. Tutti giù dalle biciclette e poi qull'idea bislacca di «fare un giro» all'interno della caverna. Scelta suicida, considerato che siamo in pena stagione delle piogge e che quindi basta un acquazzone per far tracimare i fiumi e inondare anche posti apparentemente sicuri. Così è stato anche sette giorni fa, l'acqua è diventata una marea che ha invaso la grotta. E da allora dei 12 baby calciatori e del loro mister non si sono avute più notizie. Solo per scrupolo ieri alcuni scalatori della polizia sono riusciti a calarsi nel foro e introdurre del cibo. Oltre a individuare un possibile punto d'entrata e trivellare la roccia in tempi record, il problema è che le mappe della grotta sono approssimative, e che i punti dove si ipotizza che il gruppo possa essersi rifugiato sono distanti tra loro. Una prigione di pietra dove basta poco a consumare l'ossigeno disponibile. Soprattutto se a respirarlo sono 13 persone in preda al panico.

I soccorritori allargano le braccia: «Dopo sette giorni, si può sperare solo in un miracolo». Davanti alla grotta le famiglie dei bimbi intrappolati pregano Buddha.