Forza Italia guida la rivolta contro il Valle occupato

E con luglio fanno tre anni e un mese di occupazione del Valle, il teatro più antico di Roma, dal 2011 «autogestito» da un collettivo che definisce l'occupazione un «pratica politica collettiva, un gesto di riappropriazione» (abusiva, però). Immobile il Comune di Roma (che però si muove per pagare le bollette degli occupanti, 90mila euro finora), a cui il teatro è stato trasferito quando è stato sciolto l'Ente teatrale italiano, plaudente una fetta di mondo culturale italiano di area «sinistra radical» romana, tendenza Capalbio. Tutto a posto così? La parola, adesso, spetta alla Procura di Roma, perché stavolta è stato depositato un esposto sull'occupazione del Teatro Valle, firmato dal responsabile culturale di Forza Italia, Edoardo Sylos Labini, e dall'ultimo direttore del Valle, Salvatore Aricò. Nell'esposto si chiede ai magistrati di valutare la sussistenza di una serie di danni e reati in oltre tre anni di occupazione, e quindi di «adottare tutti i provvedimenti eventualmente necessari - si legge nel documento - per riconsegnare il Teatro Valle alla cittadinanza e agli artisti, ripristinando quei principi costituzionali e valori inderogabili di legalità che sono alla base della convivenza civile di uno Stato democratico». Si parla di violazioni penali, come l'occupazione illegale di un bene demaniale sottoposto a tutela e vincoli storico-monumentali, di un consistente danno erariale per mancati introiti allo Stato, di omesso versamento di contributi previdenziali, assistenziali, assicurativi e dei diritti d'autore, di illegittimi pagamenti di utenze da parte della pubblica amministrazione. «Qualunque altro teatro sarebbe stato chiuso - spiega Sylos Labini - ma gli occupanti del Valle sono difesi dalla sinistra. È molto grave che non venga condannata l'occupazione, ma sarebbe altrettanto grave se gli occupanti venissero mandati via e gli fosse assegnato un altro spazio. Va ristabilita la legalità, il Valle va liberato. Con questo esposto abbiamo rotto un muro di silenzio e di omertà, è una battaglia che stiamo conducendo contro un sistema che ha monopolizzato ed espropriato la cultura italiana, e stiamo raccogliendo consensi da ogni parte». Subito dopo la notizia dell'esposto per la liberazione del Valle, racconta Sylos Labini, è arrivata la telefonata di solidarietà di Sabrina Ferilli, attrice vicina al Pd. E la denuncia trova il sostegno di altri big del teatro e dello spettacolo italiano, come Franco Branciaroli, Glauco Mauri, Carla Fracci, Leopoldo Mastelloni, e decine di altri. Dopo che contro gli occupanti si erano scagliati anche Gino Paoli («Tre anni di totale illegalità») e un mostro sacro come Carlo Cecchi («In nessun paese civile si lascerebbe un teatro nelle mani di un piccolo gruppo di persone che potrebbero gestire al massimo un centro sociale»). Anche Fratelli d'Italia appoggia l'iniziativa di Forza Italia. Prove di riunificazione del centrodestra, all'ombra del Valle occupato - finora - nel silenzio della politica.