Forza Italia, lavori in corso per la riorganizzazione

A giorni la riunione con lo stato maggiore. Per il nuovo team spunta anche Parisi

Roma - Silvio Berlusconi torna con gradualità a occuparsi dell'organizzazione del partito. Il periodo di forzato distacco dalla politica attiva non è ancora del tutto concluso, visto che la riabilitazione non è finita, ma gli incontri con i dirigenti di Forza Italia stanno ormai riprendendo con una cadenza diradata ma regolare.

Sabato scorso l'ex premier si è confrontato con i due capigruppo, Paolo Romani e Renato Brunetta. Così come non manca il dialogo con il neo tesoriere Alfredo Messina e Alfonso Cefaliello, manager con compiti di riorganizzazione interna. Inoltre entro la fine di questa settimana potrebbe esserci una prima riunione allargata con lo stato maggiore del partito per un confronto a tutto campo.

Berlusconi sta anche ragionando su come inserire in questo team Stefano Parisi. Pare che il candidato sindaco del centrodestra per Milano abbia presentato un piano per la ristrutturazione del partito che avrebbe colpito Berlusconi. La volontà del presidente di Forza Italia è quella di coinvolgerlo in un progetto di rilancio, di costruirgli uno spazio di azione. Il ruolo però resta da definire.

Forza Italia e gli altri partiti di centrodestra continuano poi a tenere alta l'attenzione verso il referendum, con il «No» in vantaggio di un paio di punti percentuali anche nella rilevazione settimanale di Emg Acqua per La7 resa nota ieri. Sabato Fratelli d'Italia battezzerà il Comitato referendario «No grazie» ad Arezzo. «Ad animarlo spiega Giorgia Meloni - saranno presidenti di Regione, sindaci, consiglieri, amministratori a tutti i livelli che si oppongono a questa riforma e che vogliono far sapere ai cittadini perché è sbagliata, perché li coinvolge e perché va cambiata. L'iniziativa è aperta a chi si oppone alle politiche di Renzi». Ad Arezzo dovrebbero esserci oltre alla Meloni, Giovanni Toti, Roberto Maroni e con ogni probabilità anche Matteo Salvini, oltre Raffaele Fitto e numerosi sindaci tra cui Guido Castelli. Proprio il primo cittadino di Ascoli in quella sede presenterà un instant book intitolato «No, Caro Matteo» («Lettera aperta di un sindaco deluso dal sindaco d'Italia») sul no al referendum dal punto di vista dei sindaci, analizzando punto per punto, nella forma della lettera aperta, tutte le trappole disseminate dal Ddl Boschi sul cammino degli enti locali.

Si sta anche rafforzando l'offensiva del Sud contro la riforma. Stefano Caldoro, ad esempio, mette nel mirino l'art. 119 che rischia di impoverire ulteriormente il Meridione d'Italia. «Giusto introdurre i costi standard» sottolinea l'ex governatore campano «ma con la garanzia di una distribuzione delle risorse garantendo la coesione territoriale. Un principio di riequilibrio teso a garantire l'uguaglianza, la «standardizzazione» dei diritti costituzionali, quindi il diritto alla salute uguale a Milano, come a Napoli, come a Reggio Calabria. Bisognava inserire una clausola che non considerasse solo il costo della prestazione, che può essere differente da regione a regione, ma anche i livelli delle prestazioni, cioè la qualità della prestazione che non può essere buona da una parte ed essenziale nelle aree più deboli. Non è stato fatto». Una condanna della riforma subito sposata e rilanciata dal coordinatore pugliese Luigi Vitali e da quello campano Domenico De Siano. «Si rischia di assicurare solo i livelli minimi di assistenza» dice Vitali. «Un motivo in più per bocciare le riforma».