Le foto trafugate ai vip È assolta la Lucarelli

Decisivo un difetto di procedura. L'accusa era aver piratato mail a Fontana, Canalis e Venier

Luca Fazzo

Milano Una firma mancante, uno di quelli che si potrebbero definire cavilli, ma che sono invece la sostanza della giustizia. É su un difetto procedurale che si fonda la sentenza che ieri manda assolti gli imputati del primo processo celebrato a Milano sul fronte delicato dell'informazione e della pirateria informatica. Selvaggia Lucarelli, volto ipermediatico dell'opinionismo tv-quotidan-internettiano, il blogger Luca Neri e la giornalista Guia Soncini vengono assolti con formula piena dal giudice Stefano Corbetta, chiamato a districarsi nel pasticcio delle mail (ma anche di altri dettagli delicati, carte di credito comprese) di una lunga serie di vip. E in parte approdate sulla scrivania di Antonio Signorini, direttore di Chi: che, quando si rese conto della provenienza illecita, le rispedì al mittente.

Al termine di un processo durato due anni, e durante il quale aveva tentato invano di convincere imputati e vittime a mettersi d'accordo risarcendo e ritirando la querela, il giudice Corbetta stabilisce che il reato commesso da Lucarelli, Neri e Soncini non è quello di «accesso abusivo a sistema informatico» contestato dalla Procura ma di «rivelazione del contenuto di corrispondenza», che colpisce chi «essendo abusivamente venuto a cognizione del contenuto di una corrispondenza a lui non diretta, che doveva rimanere segreta, senza giusta causa lo rivela». Ma per questo reato serve la querela. E il problema è che la vittima, la showgirl Federica Fontana, dalla cui casella furono sottratti i file, non ha sporto querela. Lo ha fatto suo marito, l'imprenditore Felice Rusconi. Ma per la legge non basta, perché la casella era della bella Federica.

Non ci sarà un appello, perché ormai la prescrizione incombe. Fine della faccenda, insomma. Conclusione che lascia l'amaro in bocca alla Procura e alle presunte vittime, la Fontana e sopratutto Elisabetta Canalis. Erano dell'ex Velina, e della sua festa di compleanno nella casa sul Verbano di George Clooney, le 191 foto che la Lucarelli - secondo quanto raccontato in aula da un testimone - affidò a un intermediario per venderle a Chi. «Mi hanno spiata, per mesi sentivo di non potermi fidare più di nessuno», dichiarò la Canalis quando l'hackeraggio venne alla luce.

La Lucarelli si è sempre proclamata estranea sia al trafugamento che alla trattativa, e Neri ha sostenuto che tutto il materiale scottante lo avrebbe scaricato da Internet: «Non c'era alcuna finalità, se non quella di spettegolare tra me e Selvaggia - disse - e le foto del compleanno della Canalis le ho trovate su una bacheca di contenuti già hackerati».

Ora la sentenza - le cui motivazioni si conosceranno tra novanta giorni - dice che qualcosa di illecito avvenne, ma dà una lettura dei fatti che consente agli imputati di uscire indenni dal processo. Fuori dal capo di imputazione, ma utili secondo l'accusa a capire quanto davvero avvenne, sono restate le intercettazioni colorite tra la Lucarelli e Neri, in cui la brillante corsivista incita il maghetto del computer a frugare nella privacy di questo o quel vip. «Vojo tutti i suoi scheletri», esulta la Lucarelli quando apprende che Neri è finalmente riuscito a entrare nella casella di posta elettronica di Mara Venier, colpevole di essere entrata in collisione con lei. Ma tutto questo, dice la sentenza di ieri, non è sufficiente a condannare i tre.