Francia, la difesa in piazza di Fillon Tra i socialisti Hamon elimina Valls

Comizio del candidato di destra dopo l'accusa di compensi fittizi alla moglie: «Ho la pelle dura, non mi intimidiscono»

Francesco De Remigis

«Voglio riportare l'ordine nel caos francese». Così François Fillon si presenta al meeting elettorale che doveva spalancargli la strada per la volata finale all'Eliseo, e invece si è trasformato nel palco da cui rispondere alle accuse che ne hanno quasi dimezzato i consensi. Le rivelazioni sulla moglie Penelope parlano di 500mila euro ricevuti in otto anni come assistente parlamentare, un incarico che si presume non abbia svolto effettivamente. Ieri, a Parigi, il candidato della destra si è preso la rivincita. Come un leone ferito, «ho la pelle dura», dice. È a lei, Penelope, che si indirizza: «Davanti a 15mila testimoni (meno di 9mila secondo gli organizzatori, ndr), voglio dire a Penelope che la amo e non perdonerò mai chi ha cercato di darci in pasto ai lupi». Promette di dare tutto: «La mia determinazione, il mio coraggio, la mia voglia di vincere. Non ce la faranno a intimidirmi». Alle rivelazioni potenzialmente devastanti per il candidato della destra, ieri se n'è aggiunta un'altra. Secondo il Journal du dimanche, Fillon avrebbe ricevuto sette tranches da circa 3mila euro ciascuna in un conto della HSBC a nome dell'Unione repubblicana del Senato (Urs). Contributi concessi ai parlamentari per remunerare gli assistenti, che però non sarebbero stati spesi per la causa. Fillon non è indagato, ma con parte dei soldi (21mila euro tra il 2005 e il 2007) avrebbe pagato due dei suoi figli per scrivere un libro.

Ha già perso quasi venti punti rispetto a novembre: ora è al 38% nel gradimento dei francesi. Insiste: «Se qualcuno vuole attaccarmi, lo faccia guardandomi negli occhi, ma lasci mia moglie fuori dal dibattito politico». La folla inneggia «Penelope! Penelope!». Poco più di un'ora di discorso per spiegare che la stampa attacca non lui, ma «l'idea di libertà, onore e fierezza della Francia». Rispolvera un programma di cui negli ultimi giorni si è parlato poco. «Entro dieci anni, voglio fare della Francia il primo Paese d'Europa». Voglio far dimenticare le 35 ore «lavorando tutti per produrre di più e guadagnare di più». Poi il tema che gli permesso di vincere le primarie, quello religioso: «Voglio un controllo amministrativo del culto musulmano finché le sue radici non saranno ben piantate nella Repubblica». E quello sociale, annunciando 300 euro in più per i pensionati che percepiscono meno di mille euro al mese.

Si ripresenta, come da zero: «Sono il nemico della burocrazia, non quello dei funzionari pubblici». Altra accusa piovuta su di lui, quella dei tagli agli statali. In platea anche la ex leader della Manif Pour Tous Frigide Barjot. L'immagine del politico irreprensibile è messa a dura prova, ma un sostegno c'è stato; a partire dalla famiglia politica dei Républicans, al gran completo per convincere gli sfidanti che non è detta l'ultima parola.

Al meeting della destra anche un coro profetico: «Né Hamon, né Macron, noi votiamo Fillon». Ieri è stato infatti anche il giorno del ballottaggio per indicare il candidato socialista all'Eliseo. Manuel Valls non ce l'ha fatta. Partecipazione in rialzo. A vantaggio però della gauche-gauche di Benoit Hamon col 58,65%. Sarà lui a guidare i socialisti a una sconfitta al più possibile dignitosa, visto il vantaggio di Marine Le Pen ed Emmanuel Macron nei sondaggi. L'impressione è che tanti (quasi 2 milioni) siano corsi alle urne per disegnare un avvenire alternativo per il Ps, più che per scegliere un candidato presidente. Bocciando la visione liberale dell'ex premier di Hollande.