La freddezza dell'Europa: "Realismo, lui non cambia"

Per Berlino è inutile sperare in una correzione di linea Moscovici ironico: "Ma quale successo". E Salvini esulta

La spaccatura politica che hanno evidenziato le elezioni di midterm negli Stati Uniti si manifesta puntuale anche nei giudizi espressi in Europa e in Italia sullo stesso evento elettorale. C'è chi esulta per il successo di Donald Trump e chi ironizza sul fatto che questo successo è stato semmai quello dei suoi avversari. Chi si preoccupa per relazioni future rese più complicate dal risultato del voto e chi invita a serrare le fila europee. E non manca chi vede nel parziale insuccesso dei repubblicani, che hanno ceduto il controllo della Camera dei rappresentanti a Washington, il viatico per gli immancabili trionfi del popolo (ovviamente quello «di sinistra») anche a Roma.

Un po' di ragione (e un po' di torto) ce l'hanno tutti. Anche il portavoce della Commissione Europea, che da Bruxelles assicura l'entusiasmo in vista del futuro lavoro con i nuovi eletti al Congresso americano: Usa e Ue - viene ricordato - sono «partner e alleati strategici», e l'Unione Europea «è pienamente impegnata per una stretta alleanza transatlantica». Le ragioni dell'atlantismo rimangono prioritarie, ma le divisioni politiche in ambito europeo non mancano.

Ecco dunque Pierre Moscovici, commissario europeo agli Affari economici e monetari nonché esponente socialista francese, che ironizza sull'ostentata esultanza del presidente americano: «Trump ha ragione, i democratici hanno vinto la Camera dei rappresentanti per la prima volta in otto anni nonostante la ridefinizione dei collegi elettorali a loro vantaggio: un successo enorme stanotte...».

Molto più prudente il ministro degli Esteri tedesco: confidare in un cambio di passo di Trump dopo la parziale sconfitta subita alle urne «sarebbe un errore», dice Heiko Maas, secondo cui l'unica risposta possibile per la Germania è il realismo, vista la rilevanza della partnership economica con gli Stati Uniti, mentre per l'Europa è l'impegno «a lavorare più uniti».

Pessimista il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che non vede prospettive di miglioramento nelle relazioni con la Casa Bianca, che «è quasi impossibile peggiorare ulteriormente» a causa delle «fobie statunitensi su interferenze russe nelle loro elezioni che non ci sono mai state né mai ci saranno».

Entusiasta, invece - e veniamo così all'Italia - il leader leghista Matteo Salvini. Il ministro dell'Interno fa sapere di avere «fatto i complimenti a Donald Trump, che ha vinto contro tutto e tutti. Se fai le cose che hai promesso in economia, prima ancora che sull'immigrazione, la gente te lo riconosce. Go, Donald, go!», conclude convintissimo il vicepremier italiano.

Invece il deputato di Liberi e Uguali Roberto Speranza si dice certo che dopo che Trump ha perso il controllo del Congresso, anche qui si potrà «costruire un'alternativa popolare, forte e credibile alla destra nazionalista di Salvini». Quando si dice nomen omen...

Commenti
Ritratto di 02121940

02121940

Gio, 08/11/2018 - 10:01

Moscovici: quando lo vedo in TV non so se ridere o piangere. Meglio ridere, ma sono ben giustificate anche le lacrime. Certamente non siamo all’infimo livello di Sarkozy, il presidente “ladrone”, ma comunque la natura è quella, prepotente e interessato solo ai cavoli suoi e “strutturalmente” nemico degli Italiani. Mia madre mi insegnò a non frequentare le cattive “amicizie”: certamente Moscovici, con il suo mediocre capo Macron, al momento mal visto addirittura anche nella Francia ladrona, è persona da evitare, anche spegnendo il televisore, quando regolarmente capita di vederlo nei TG. Amen