Fuga in Bolivia, arrestato Cesare Battisti

Il terrorista fermato a Curumbà in un blitz: aveva molto denaro. Voleva scappare

Paolo Manzo

San Paolo È stato arrestato ieri alla frontiera con la Bolivia con l'accusa di trasporto illegale di soldi. Finisce così il nuovo sogno di fuga del terrorista italiano Cesare Battisti. A far scattare le manette la Polizia Rodoviaria brasiliana equivalente della nostra Stradale - durante un blitz a Corumbá, città verde-oro di confine. Secondo le autorità brasiliane Battisti stava scappando nella vicina Bolivia visto che il governo italiano nei giorni scorsi aveva chiesto al presidente Michel Temer di annullare lo status di rifugiato politico concessogli 2010 da Lula nel suo ultimo giorno alla guida del paese del samba. E, dunque, di restituirlo all'Italia per scontare la sua condanna all'ergastolo per quattro omicidi.

L'ex terrorista dei Pac (Proletari armati per il comunismo) probabilmente aveva con sé 5mila dollari e 2mila euro, quasi il doppio del valore limite in contanti che le autorità brasiliane permettono di far uscire senza autocertificazione, denaro necessario evidentemente per iniziare a ricostruirsi una nuova vita nella Bolivia sinistrorsa di Evo Morales. Con l'impeachement della presidente Dilma Rousseff nel 2016 - e con l'onda di corruzione che ha travolto il Partido dos Trabalhadores (PT) di Lula - è infatti cambiato il clima intorno al latitante italiano che si è visto franare il terreno sotto i piedi, privato della protezione politica di Lula e compagni. Il nuovo corso di Temer sicuramente non lo facilitava, tanto che alla richiesta degli italiani Brasilia ha risposto con un tono collaborativo. E, secondo quanto riferito da O Globo, aveva già trovato il consenso del ministro della giustizia Torquato Jardim e di quello degli Esteri, Aloysio Nunes.

Vistosi braccato gli avvocati di Battisti avevano inoltrato a fine settembre alla Corte Suprema verde-oro un «habeas corpus preventivo», una richiesta giuridica di liberazione di un individuo - prevista dalla legislazione di qui - ancor prima che venga arrestato. Insomma, la difesa dell'ex terrorista si era resa conto che l'estradizione non era più un'ipotesi lontana e aveva messo le mani avanti. Questo nonostante le dichiarazioni - strampalate essendo il rifugio a Battisti una decisione solo politica responsabilità di Lula - di uno dei suoi tanti avvocati, tal Igor Tamasaukas, che aveva dichiarato: «È prescritto e non ha nessun senso parlare di estradizione a meno che non si deturpi l'ordinamento giuridico».

Già lo scorso anno, sempre per il timore che l'Italia ne chiedesse di nuovo l'estradizione, la difesa aveva presentato un habeas corpus preventivo. Che fu negato dal magistrato responsabile del caso presso la Corte Suprema, Luis Fux, perché «non c'era motivo concreto per la richiesta avendo il presidente della Repubblica Temer tutto il potere di prendere decisioni relative alla presenza di stranieri nel nostro Paese». Da qui la grande paura e il tentativo di fuga andato male ieri. Che è l'ennesimo capitolo di una vita vissuta sul filo dell'illegalità e, per uno come Battisti, il luogo dov'è stato catturato sembra essere davvero la metafora di un'esistenza spesa male. Città di oltre 100mila abitanti del Mato Grosso, Corumbá è separata dalla Bolivia solo dal fiume Paraguay e, a parte una natura magnifica, è un luogo da Far West con traffico di droga, prostituzione infantile e contrabbando ovunque. C'è di tutto e per tutti i gusti. L'ex terrorista dei Pac forse sperava di confondersi in un contesto del genere ma era ben sorvegliato dalla Polizia brasiliana. Che lo aveva già arrestato a Rio nel 2007 e che ieri ha concesso il bis.