Fuga dalle urne e dalla politica In sei Comuni niente quorum

La caduta libera dell'affluenza non accenna ad arrestarsi: le comunali in Valle d'Aosta e Trentino-Alto Adige lo confermano. Rischi di enorme flop per la tornata del 31 maggio

Roma2015, fuga dalle urne. Dopo le Regionali calabresi ed emiliano-romagnole dello scorso novembre, quando andarono a votare rispettivamente il 43 e il 38% degli aventi diritto, arriva il risultato del Trentino Alto Adige e della Valle d'Aosta a confermare un trend che non accenna a fermarsi. Una discesa libera che testimonia stanchezza, disaffezione e rifiuto dell'attuale offerta politica. E che potrebbe riproporsi drammaticamente in occasione delle Regionali fissate - con decisione non geniale - per il prossimo 31 maggio, a cavallo del ponte del 2 giugno.

Il crollo dell'affluenza è l'elemento fondamentale che emerge dalle elezioni comunali in Trentino Alto Adige. In Alto Adige l'affluenza è stata del 66,9%, in sensibile diminuzione rispetto alle precedenti elezioni cui aveva partecipato il 74,6% dell'elettorato. A Bolzano il calo è stato dell'8% circa, mentre a Trento del 6%. Forte la diminuzione dei votanti nei Comuni capoluogo, fortissima in alcune realtà periferiche. Tanto che in sei Comuni della Regione, uno altoatesino e cinque trentini, si arriva a un passo dal commissariamento, visto che avevano un unico candidato a sindaco il quale non ha superato il quorum del 50% dei votanti. È successo a Brez (49,5%, con 305 votanti), Samone (46%, 334 votanti), Faedo (38,7%, 213 votanti), Roncegno Terme (45,6%, 1437 votanti) e Mezzano (50%, con 723 votanti) in Trentino e a Ortisei (40,3% con 1498 votanti) in Alto Adige. Quattro dei sei candidati sindaci battuti dal disinteresse dei propri elettori, però, possono tirare un sospiro di sollievo. La legge elettorale contiene un comma sul quorum dei votanti. Prevede che per determinarlo nel caso di un unico candidato sindaco non devono essere computati gli elettori iscritti all'anagrafe dei residenti all'estero. Una clausola che salva i candidati unici di Brez, Samone, Roncegno Terme e Mezzano. Nei due centri in cui neppure la clausola può nulla, arriverà un commissario incaricato di gestire l'ordinaria amministrazione e di indire nuove elezioni, nella speranza che i cittadini decidano di non snobbare le urne una seconda volta. Da notare che il Trentino è sempre stata una Regione ad affluenza alta e il problema del quorum non si era mai posto realmente. Male anche la Valle d'Aosta dove l'affluenza si attesta al 68,51% in calo rispetto al 2010, quando votò il 73,47% degli aventi diritto. Nel Pd Matteo Orfini prova a minimizzare: «Si tratta di un fenomeno locale». Massimo D'Alema, invece, definisce quanto accaduto «un brutto segnale per la democrazia», anche perché «si tratta di istituzioni con un grande potere e moltissime risorse».

Sul fronte più strettamente politico questa tornata di amministrative non registra certo la conferma dell'«effetto Renzi» registrato alle Europee, nonostante la sconfitta del centrodestra. Il Pd a Trento città ottenne il 49,07%, mentre ieri si è attestato al 29,6%, la stessa percentuale che lo stesso Pd aveva ottenuto alle Comunali del 2010. A Bolzano alle Europee il Pd ottenne il 35,67%, domenica il 16,9%, con il sindaco uscente Luigi Spagnoli che dovrà affrontare il ballottaggio. Crollo di Forza Italia che arriva al 3,7% a Bolzano e al 4,2 a Trento, con Giovanni Toti che annuncia l'azzeramento dei vertici locali. Ad Aosta Fulvio Centoz del Pd, alleato con gli autonomisti, è il nuovo sindaco. Buono il risultato della Lega Nord, secondo partito a Trento e terzo a Bolzano, con percentuali oltre il 12%. Un altro passaggio verso la trasformazione in partito dal respiro nazionale.