Fuga di notizie, Sciarelli dai pm: con Lillo telefonate tra colleghi

La conduttrice nega il ruolo di tramite tra il «Fatto» e Woodcock

Roma «Sono sempre stata tranquilla». Federica Sciarelli lascia sorridente piazzale Clodio dopo novanta minuti trascorsi faccia a faccia con il procuratore capo Giuseppe Pignatone, l'aggiunto Paolo Ielo e il pm Mario Palazzi. Il primo interrogatorio dopo l'indagine a carico del pm napoletano Henry John Woodcock per rivelazione di segreto d'ufficio nell'ambito dell'inchiesta Consip si svolge in un «clima molto sereno», spiega Giorgia Papiri, avvocato della giornalista Rai - e compagna di Woodcock - indagata per concorso in rivelazione di segreto. Sul tavolo, la squadra degli inquirenti aveva però armi spuntate. Il consulente tecnico nominato dalla procura al quale è stato consegnato il cellulare sequestrato a Sciarelli, infatti, non ha ancora terminato l'estrazione dei dati, dei contatti, delle chat e dei messaggi dallo smartphone della conduttrice di Chi l'ha visto?.

Per dimostrare il teorema dell'accusa, che ritiene che proprio la giornalista avrebbe fatto da tramite tra il pm anglopartenopeo e la firma del Fatto Marco Lillo, per passare al giornale informazioni riservate sul caso Consip e sugli indagati eccellenti, insomma, le toghe romane avevano solo i tabulati e le «celle» per ricostruire dove i due interlocutori si trovassero. E dunque hanno potuto solo contestare quei contatti tra Sciarelli e Lillo, due colleghi, cristallizzati tra il 20 e il 21 dicembre, in contemporanea con i primi articoli pubblicati dal Fatto Quotidiano sulle perquisizioni effettuate il giorno 20 dal Noe nella centrale acquisti della pubblica amministrazione e sul coinvolgimento del vertice dell'Arma, Tullio del Sette, e del braccio destro di Renzi, Luca Lotti. A loro volta indagati perché avrebbero informato dell'inchiesta presidente e amministratore delegato della Consip, tanto da indurre quest'ultimo, Luigi Marroni (che venne interrogato prima dal capitano del Noe Scafarto a «sommarie informazioni» e poi dallo stesso Woodcock accorso in serata a Roma con la collega Celeste Carrano), a bonificare il proprio ufficio dalle microspie.

Niente pistole fumanti, insomma, ma solo una richiesta di chiarimento sul contenuto di quelle conversazioni tracciate sui tabulati. A proposito delle quali, Sciarelli ha in pratica confermato a verbale quanto anticipato da Lillo qualche giorno fa. Ossia che quelle altro non sarebbero state che normali chiacchiere tra colleghi, e che nessuna rivelazione di segreti o richiesta di notizie riservate sarebbe stata avanzata al pm per il tramite della giornalista. Insomma, prima di lasciare la procura sorridente, Sciarelli «ha fornito tutti i chiarimenti, ha risposto a tutte le domande e, ovviamente, ha ribadito la sua estraneità alle accuse - spiega ancora l'avvocato Papiri - in un clima davvero disteso». Ma evidentemente il ritardo nel recupero dei contenuti dal telefono della giornalista potrebbe aver spiazzato anche la procura, che si è trovata a dover interrogare la prima indagata nella clamorosa svolta sugli spifferi dell'inchiesta con in mano ben poco su cui insistere per avere lumi su quei contatti e per cercare di dimostrare che quelle telefonate avessero a che fare con la fuga di notizie. Ora tocca proprio a Woodcock incontrare, da indagato, i magistrati capitolini con i quali solo fino a pochi mesi fa collaborava. Il faccia a faccià, però, non sarà il 7 luglio, e non avverrà a piazzale Clodio.