Fuggono pure i centristi di Mauro ora il governo traballa al Senato

L'ex ministro è pronto a mollare: tre voti in meno L'esecutivo punta a reclutare ex grillini ed ex azzurri

RomaRenzi fa l'asfalta-tutto ma comincia a perdere pezzi. Lui fa spallucce e millanta una sicurezza che però, al Senato, traballa. Qualcuno comincia a scendere dal carro renziano. Ieri è stata la volta di Pippo Civati, super malpancista alla Camera, che ha sbattuto la porta in malo modo. Il renzianissimo Guerini ha minimizzato: «Preoccupato? Assolutamente no. Non credo che la minoranza Pd lo seguirà». Alla Camera, in effetti, Renzi è quasi in una botte di ferro.

Il discorso, però, cambia a palazzo Madama. Sulla carta, il governo può contare su 174 voti: 112 del Pd, 36 di Area Popolare (Ncd e Udc), 19 Per le Autonomie (compresi i senatori a vita Giorgio Napolitano, Elena Cattaneo, Carlo Rubbia), 3 di Gal (Paolo Naccarato, Michelino Davico, Angela D'Onghia), 4 del gruppo Misto (Benedetto Della Vedova, Mario Monti, Salvatore Margiotta, Maurizio Rossi). Attenzione, però: perché sempre ieri il senatore Mario Mauro, leader dei Popolari per l'Italia e anima centrista della maggioranza, è persino sceso in piazza per un j'accuse grave. «Renzi sta ammazzando la democrazia», dice accanto una corona di fiori con su scritto «Renzius Dux Posuit. I popolari per l'Italia». L'annuncio di Mauro: «Proporremo un referendum abrogativo dell'Italicum. Quello che è successo è gravissimo. Il premier ha voluto una legge per cui con troppi pochi voti si dà troppo potere a poche persone. Renzi vuole una Repubblica putiniana». Mauro sulla carta è ancora nella maggioranza assieme a cinque parlamentari (due deputati e tre senatori, ndr ), due dei quali stanno al governo. Si tratta di Angela D'Onghia, sottosegretario all'Istruzione e Domenico Rossi, sottosegretario alla Difesa. Mauro è furente: «Lo dissi a Renzi: “Vista la crisi ti appoggio; bada, però: su alcuni provvedimenti i titoli mi convincono ma voglio vedere i capitoli. Su legge elettorale e riforme della Costituzione non mi piacciono nemmeno i titoli”». Quindi presto i due sottosegretari sbatteranno la porta? «Sì, questa è la linea politica che io propongo al mio partito. Dopodiché discuteremo al nostro interno». Se così sarà Renzi perderà quindi altre tre pedine a palazzo Madama. 174 meno 3, uguale 171. E tornando alla minoranza interna, quanti sono quelli disposti a fare come Civati? Qui nessuno lo sa con certezza ma i cosiddetti «civatiani» di Palazzo Madama possono essere da 3 a 6. (Certi, Mineo, Tocci e Ricchiuti). Fossero 6 Renzi scenderebbe alla pericolosa quota 165. Un margine di voti che non permette certo una navigazione tranquilla se si considera che in gennaio furono addirittura 24 gli antirenziani che non votarono l'Italicum che passò soltanto grazie al soccorso azzurro di Berlusconi. Adesso, però, a Nazareno morto e sepolto, il premier rischia davvero di non avere la maggioranza. O quantomeno si prospetta un Vietnam.

I renziani, però, confidano di rimanere a galla grazie a nuovi arrivi e di compensare tutte le possibili perdite. Due sono già arrivati: Sandro Bondi e Manuela Repetti. Alcuni sostengono che Verdini prenderà la stessa strada di Bondi e consorte. Assieme a quanti altri colleghi? Volano le cifre: «Almeno dieci», dicono alcuni. «Macché, al massimo Verdini si porta dietro Mazzoni e basta», ribattono altri. Un altro pugno di senatori potrebbe invece arrivare dal M5S ma anche in questo caso restano top secret il numero e soprattutto i nomi.

Commenti

pupism

Ven, 08/05/2015 - 09:14

Al confronto la supposta compera di un voto di quel tipo De Gregorio ventilata da Woodcock sembra una pagliacciata!!! Ma qui nessuno dirà nulla...