Furia Gentiloni sugli sbarchi, Tajani rassicura «Ue con l'Italia»

Antonio Signorini

nostro inviato a Bruxelles

«La velocità Ue sui migranti è drammaticamente al di sotto delle esigenze di governo e di gestione di questo fenomeno». Il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni si è scagliato contro l'Europa, che non riesce a imporre la redistribuzione dei richiedenti asilo e resiste sulla trincea del Trattato di Dublino, cioè sulla regola secondo la quale i rifugiati devono restare nel Paese dove formalizzano la richiesta. Forse un giorno poco felice per lanciare la polemica. Vero che oggi inizia il Consiglio Ue che affronterà il tema.

Ma proprio ieri a Bruxelles si è tenuta la Conferenza di alto livello sulla gestione dei migranti. Più che un convegno, il tentativo di sbloccare la situazione da parte delle due istituzioni più vicine ai Paesi in prima linea come l'Italia: il Parlamento e la Commissione Ue. L'iniziativa è partita dal presidente dell'Europarlamento Antonio Tajani.

«Gentiloni sa benissimo quello che stanno facendo Parlamento e Commissione». L'esecutivo Ue «si sta impegnando aperto procedura infrazione» contro i paesi dell'Est che rifiutano di accogliere i migranti arrivati in Italia e Grecia. «Il Parlamento europeo, durissimo nel condannarli». Il problema, quindi, spiega Tajani, «sono gli stati membri, bisogna andare al Consiglio europeo e confrontarsi. Spero che Gentiloni domani lo faccia, e chieda, come farò io, una soluzione europea al problema». Se qualcuno frena, Gentiloni lo deve cercare nella istituzione Ue della quale fa parte in quanto premier. «Troppo facile dire che è l'Europa». Tajani è sicuro che la sintesi tra gli interessi in contrasto dell'Europa si possa trovare proprio in Parlamento. L'evento di ieri e stato studiato proprio per «fare sentire sui Paesi membri la pressione politica degli europarlamentari». Fondamentale armonizzare le leggi che regolano l'asilo, ma anche trovare accordi con gli Stati del Nord Africa. Alla conferenza, il premier libico Fayez-al-Sarraj ha chiesto di accelerare nella cooperazione con le istituzioni europee per mettere la Libia in condizione di controllare le coste, assistere i rifugiati. Risultati ce ne sono stati. Juncker e Mogherini hanno citato proprio i rimpatri dalla Libia. Per l'Italia, Andrea De Gennaro della Guardia di Finanza ha dato conto delle attività di polizia: 1.473 scafisti arrestati. Piccoli passi avanti, fino a quando gli Stati Europei non avranno deciso di parlare a una sola voce.