Il G7 finisce in guerriglia: molotov contro la polizia

Gli antagonisti mettono a ferro e fuoco la città per il summit sul lavoro. Tre arresti e due agenti feriti

Ore di guerriglia urbana, alla Reggia di Venaria, in provincia di Torino, dove si è svolto il G7 Lavoro. Per tre giorni la protesta contro il summit dei grandi del mondo, ha messo a ferro e fuoco la città con lanci di bombe carta, bottiglie incendiarie e petardi contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con cariche leggere e lanciando fumogeni per disperdere il corteo dei contestatori. Due gli scontri più pesanti che si sono svolti nel pomeriggio di ieri, a pochi minuti di distanza l'uno dall'altro, verso la fine dei lavori del G7. L'obiettivo dei contestatori era quello di raggiungere la cosiddetta «zona rossa», ossia il luogo della Reggia di Venaria dove si svolgevano gli incontri.

Obiettivo mancato grazie allo schieramento di un imponente cordone di sicurezza, formato dalle forze dell'ordine - Polizia di Stato, Carabinieri e Guardia di Finanza - che hanno respinto ogni tentativo di sfondamento da parte dei manifestanti che lanciavano bombe carta e bottiglie incendiarie. Uno di loro è stato arrestato subito dopo aver lanciato proiettili di gomma ad altezza uomo sulle forze dell'ordine che presidiavano la Reggia. Pochi minuti dopo il termine del summit sull'industria e l'innovazione, il corteo dei manifestanti si è spezzato in diversi gruppi e si è quindi disperso lungo le vie laterali della cittadina torinese.

Il clima teso da giorni - caratterizzato da numerosi tafferugli, cariche leggere da parte delle forze dell'ordine per respingere i contestatori e l'occupazione della sede universitaria di Torino - è esploso nella notte tra venerdì e ieri, quando in via Po a Torino si sono verificate diverse esplosioni e subito dopo un gruppo di giovani incappucciati ha iniziato a guidare un corteo, composto da un centinaio di persone. Dal gruppo è partito un fitto lancio di razzi e fuochi d'artificio contro i reparti di polizia schierati in equipaggiamento antisommossa, che stavano bloccando l'accesso alla zona in cui alloggiavano i ministri del G7.

La polizia ha reagito respingendo il gruppo e i manifestanti sono scappati verso piazza Castello per rifugiarsi tra gli stand della «Notte dei ricercatori». Nelle strade e nelle piazze vicine, altri contestatori appartenenti ai centri sociali hanno dato fuoco a numerosi cassonetti dei rifiuti. Il bilancio di questa notte di rivolta, parla di due agenti feriti e tre manifestanti, tutte ragazze, fermati dalla Digos. In questi giorni di guerriglia, uno degli obiettivi dei manifestanti, è stato quello di arrivare a piazza Carlina a Torino, dove alloggiano gli ospiti esteri del vertice ma anche in questo caso i contestatori sono stati respinti. Dopo una notte apparentemente tranquilla, ieri mattina i manifestanti - circa 5mila - preceduti da un dispositivo della brigata mobile dei carabinieri, sono arrivati all'inizio di via Mensa a Venaria, dove hanno trovato numerosi schieramenti di poliziotti che hanno impedito loro di andare oltre.

Le forze dell'ordine, che hanno bloccato le strade con cancelli movibili e sorvegliato la zona anche attraverso gli elicotteri, hanno sempre respinto gli attivisti, intenzionati a raggiungere la Reggia. Oltre ad antagonisti e anarchici, hanno partecipato al corteo anche rappresentanti dei sindacati di base e della sinistra extraparlamentare e una delegazione dei No Tav, che hanno distribuito biscotti con sopra scritto: «ResetG7» e «NoG7». Almeno 7 i pullman provenienti da tutta Italia che hanno portato i contestatori a Torino da Pisa, Bologna, Firenze e anche se il G7 è terminato, l'attenzione delle forze dell'ordine resta alta anche nelle prossime ore a Venaria come a Torino.