Galletti va controcorrente: soltanto voli di linea

Nel boom di viaggi sui mezzi dell'Aeronautica si distingue il ministro dell'Ambiente: quota zero

Roma - Per i voli di Stato si spendono centinaia di migliaia di euro ogni anno. La normativa dice che «devono essere limitati al Presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, al Presidente del Consiglio dei ministri, al presidente della Corte Costituzionale. Eccezioni rispetto a questa regola devono essere specificatamente autorizzate, soprattutto con riferimento agli impegni internazionali e rese pubbliche sul sito della Presidenza del consiglio dei ministri, salvi i casi di segreto per ragioni di Stato». Eppure la maggior parte dei ministri italiani non perde tempo per utilizzare gli aerei della flotta blu.

Il primato lo ha sicuramente il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che dal 1 gennaio 2016 a oggi ha fatto 126 voli di Stato contro i 112 dell'attuale premier Paolo Gentiloni, dei quali però risultano solo quelli di quando era titolare della Farnesina, i 59 del ministro della Difesa Roberta Pinotti e gli 11 dell'attuale ministro dell'Interno, Marco Minniti, che ha sostituito Alfano nel suo ruolo lo scorso dicembre.

Tra i ministri ed ex ministri che hanno volato sugli aerei siglati Repubblica italiana ci sono anche Giancarlo Padoan, Valeria Fedeli, Stefania Giannini, Maria Elena Boschi, Andrea Orlando, i sottosegretari Ivan Scalfarotto e Claudio De Vincenti e altri ancora. Zero, invece, per il «virtuoso» ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, che usa esclusivamente voli di linea per i suoi seppur numerosi spostamenti, dimostrando che risparmiare si può e che rendere più piene le casse dello Stato, in fondo, è solo una questione di buonsenso. Sì, perché i voli blu, alla fine, li paga il cittadino con i suoi soldi.

Nel corso del 2016 ministri e sottosegretari hanno volato 428 volte, di cui 15 sotto il governo Gentiloni nel solo mese di dicembre. Nei primi due mesi del 2017, invece, i voli sono stati 51 (23 a gennaio e 28 a febbraio). Visto che i ministri devono indicare la motivazione per cui richiedono un volo blu e che la stessa deve essere legata a ragioni prettamente istituzionali, c'è da chiedersi che facesse Angelino Alfano a bordo di un volo di Stato diretto da Roma a Trapani lo scorso 5 gennaio, periodo di ferie natalizie o ancora sui cieli italiani con lo stesso mezzo il 4 settembre scorso, giorno in cui era stato invitato a parlare alla festa de l'Unità a Catania, impegno certo non istituzionale. E perché tra le partenze di Minniti ve ne sono diverse da Reggio Calabria, vista la sua residenza proprio al Sud? Il ministro è partito e decollato dalla città calabrese la bellezza di sette volte. Andare a casa in aereo blu non è certo consentito dalla legge, a meno che non si dimostri che in quel luogo non si possa arrivare con altri mezzi o che i voli di linea costino alle casse dello Stato (cosa certamente impossibile) più di un volo blu.

Insomma, il governo parla di tagli, chiede sforzi agli italiani per la ripresa, si scaglia contro gli sprechi e, poi, sono gli stessi titolari dei dicasteri a sperperare centinaia di migliaia di euro di soldi pubblici. Soldi che potrebbero servire a risanare il debito pubblico o essere investiti in settori sicuramente prioritari. Se il ministro Galletti riesce a far risparmiare gli italiani prendendo comuni voli di linea da qualche centinaia di euro, perché non possono farlo anche quei ministri «furbetti» che per arrivare prima a casa preferiscono le comode poltrone di Airbus o Falcon?