Il garantismo funziona solo con i 5 Stelle

di Annalisa Chirico

Virginia Raggi si sentirà sollevata? Chissà, dubitarne è lecito. Se non altro mettendo in fila i fatti. Il tribunale di Roma respinge il ricorso dell'avvocato Venerando Monello (che nome!) che sosteneva l'incostituzionalità del contratto sottoscritto dai candidati al Campidoglio con tanto di penale da 150mila euro in caso di violazione del codice etico. I giudici non si esprimono sul merito dell'atto privato ma ravvisano il difetto di interesse in capo all'avvocato vicino al Pd: costui non ha sottoscritto l'accordo, gli unici a poter adire il tribunale per contestarne la validità sono gli iscritti al M5S. «Tanto rumore per nulla. Dopo la batosta elettorale a Roma, il Pd ne subisce un'altra in tribunale», commenta il sindaco Raggi la quale però omette di spiegare come mai lei stessa abbia presentato una memoria in favore della tesi della nullità contrattuale...qualcosa non torna. Forse la Raggi, confortata dai consigli degli amici avvocati, ha preferito tutelarsi rispetto a eventuali richieste risarcitorie, i rapporti con Beppe Grillo sono tutt'altro che sereni. Gli stessi giudici, tra le righe, chiariscono che né il Pd né altri soggetti ostili ai grillini troveranno una sponda giudiziaria, perché gli accordi interni di un'associazione privata - un «partito» a tutto tondo come hanno chiarito i tribunali civili di Roma e Napoli - possono essere contestati soltanto dagli aderenti.

«Non ci stiamo a farci strumentalizzare», potremmo brutalizzare così il discorso dei togati. Nel sempiterno cortocircuito tra politica e giustizia si ravvisa una tendenza in voga da qualche tempo: non sono più i magistrati a invadere prepotentemente il campo della politica, sono piuttosto i politici a tirare per la giacchetta il terzo potere. Provvedimenti usati come armi contundenti che possono portare alle dimissioni di un ministro oppure no, a seconda della convenienza. Nel giorno della presunta vittoria di Virginia il tribunale di Roma emette una sentenza «storica» attorno all'Operación Cóndor, vale a dire il piano di eliminazione fisica architettato da certi regimi sudamericani nei confronti una trentina di persone, di origine italiana, inghiottite nel buco nero dei sequestri e delle esecuzioni sommarie. Con il benestare del ministro della Giustizia, si sono svolte indagini e si è imbastito un dibattimento sui desaparecidos italiani per fatti risalenti a oltre quarant'anni fa. Un monumento alla memoria, o forse la punta dell'iceberg di un sistema impazzito.