Genova città aperta. L'azzurro Bucci sfonda: sarà spareggio col Pd

Il manager sostenuto dal centrodestra supera il candidato democratico. E Grillo sparisce

Un piccolo terremoto che conferma e amplifica le previsioni della vigilia. Sale il centrodestra, scricchiola il centrosinistra nella roccaforte più rossa d'Italia, si spengono le stelle grilline nella città di Beppe Grillo. A contendersi la carica di sindaco saranno fra due settimane Giovanni Crivello, centrosinistra, e Marco Bucci, alfiere di un centrodestra compatto come una testuggine romana. Fra i due a sera è testa a testa, con Bucci che va oltre i pronostici e offre l'immagine vincente di una coalizione altrove sfilacciata. Il secondo exit poll, commissionato da La7 con una copertura del 100 per cento, dà i due alla pari: la forchetta li colloca fra il 32 e il 36 per cento, la Rai nella seconda proiezione Piepoli prospetta addirittura un exploit di Bucci, primo con il 37% seguito da Giovanni Crivello al 31%. Staccato di più di dieci punti e disarcionato è il grillino doc Luca Pirondini, al 19%.

La bassissima affluenza, inchiodata al 48 per cento in una giornata di sole e mare, forse danneggia meno i moderati. Cosi vengono in qualche modo confermati i sondaggi delle ultime settimane che esprimevano un trend abbastanza chiaro: i progressisti in difficoltà nel difendere uno dei bastioni storici della sinistra italiana, soprattutto dopo l'ultimo controverso quinquennio, quello del sindaco Marco Doria, il nobile dal glorioso albero genealogico uscito di scena senza ricandidarsi. Dall'altra parte il centrodestra, che già ha espugnato la Regione Liguria con Giovanni Toti, ha riproposto lo schema del tridente: Forza Italia, Lega e Fratelli d' Italia tutti insieme, senza se e senza ma, senza sbandamenti verso l'inciucio con Renzi e le larghe intese con il Pd. Ora questa realtà dimostra di non essere il frutto di un caso, di una fortunata stagione figlia delle spaccature dentro la gauche. «Me l'aspettavo - afferma Toti - se il centrodestra unito arriva a Genova al 35 per cento, allora a livello nazionale può puntare al 40 per cento con relativo premio: io sono per il maggioritario e per esportare il nostro modello ovunque».

Ma è presto per trarre conclusioni. Altra musica, invece, in casa grillina: il tonfo è di quelli che fanno male e conclude nel peggiore dei modi una campagna confusa e contraddittoria. Le comunarie erano state vinte da Marika Cassimatis che poi è stata sconfessata da Beppe Grillo fra veleni, polemiche e imbarazzate retromarce. Alla fine, fra annunci di querele e colpi sotto la cintura, i vertici del Movimento hanno imposto Pirondini, il tenore che però ha mancato l'acuto. Anche perché, come se non bastasse, dal cielo grillino, ormai uno e trino, si è staccato pure l'ex capogruppo in Consiglio comunale Paolo Putti che ha dato battaglia per conto suo, ha pescato nel bacino della sinistra radicale e ha conquistato una rispettabile dote. Intorno al 7 per cento che comunque non avrebbe frenato la rovinosa caduta degli ex compagni. Nei giorni scorsi Beppe Grillo e Luigi Di Maio sono corsi a Genova per galvanizzare i militanti, ma la scarsa affluenza ai loro comizi ha fatto capire che il termometro volgeva al peggio.

Ieri mattina, mentre i genovesi scappavano al mare, Grillo si è presentato indossando il casco da motociclista al solito seggio di Sant'Ilario, sulle alturedella città sopra Nervi. «Uscite da questa repubblica - il suo saluto ai cronisti - dovete sbloccare la democrazia andando in un Altro Paese».

È l'unico sussulto di una giornata caldissima e sonnacchiosa. Prima del rush finale fra Crivello, assessore della giunta Doria, e Bucci, un manager di peso che ha accettato la scommessa della politica. Certo, un genovese su due non ha votato, in un clima di sfiducia acuito dalla crisi di una metropoli che sembra condannata al declino.

Ora il centrodestra sogna il colpaccio che avrebbe grandi ricadute fra Arcore e Roma.