Gentiloni: "Progressi contro l'Isis, ma ora è la Libia a rischiare grosso"

Il ministro ribadisce l'allarme jihadismo. I terroristi vogliono espandersi approfittando del caos

Il rischio è reale, e non da oggi. Dalla Siria e dall'Iraq, dove il sedicente Stato islamico controlla già porzioni di territorio importanti, le mire dei jihadisti si sono spostate alla Libia in preda al caos. "Dobbiamo prendere questo rischio in considerazione", dice il ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni, in un'intervista al Messaggero.

"Non abbiamo nessuna fretta interventista - chiarisce -, né noi né la comunità internazionale", ricordando tuttavia la necessità di arrivare a un governo unitario che abbia anche il sostegno del parlamento, che fino a oggi è mancato, il "possibile calcio d'inizio della stabilizzazione".

Oggi alla Farnesina la riunione che verterà proprio sull'Isis, aperta dagli interventi pubblici di Gentiloni e di John Kerry, suo omologo negli Stati Uniti. Poi una sessione a porte chiuse per parlare dell'andamento della lotta al jihadismo. "Ci sono stati alti e bassi, ma più alti che bassi - sostiene Gentiloni -: Daesh ha perso il 40% del suo territorio in Iraq". Ma bisogna fare di più.

Non è solo Gentiloni a lanciare l'allarme. Sulle pagine del quotidiano tedesco Sueddeutsche Zeitung il timore che la già complessa situazione libica possa tramutarsi in una "Somalia sul Mediterraneo", un pasticcio impossibile da risolvere.

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Commenti

angeloceleste

Mar, 02/02/2016 - 12:07

che l'Isis abbia un piano per la Libia, il bacino del mediterraneo ed il resto del mondo, credo che ormai non si possa più considerarlo un mistero. Il vero mistero, invece, è come sia stato possibile permettere che questo piano sia diventato una drammatica e pericolosa realtà..

Ritratto di michageo

michageo

Mar, 02/02/2016 - 12:18

...in Occidente, ci sono troppi "bulimici di tutte le fatte" di lingua inglese ,francese, italiana, ecc. ,interessati, a che le cose in Libia restino così : tanto gli affari li fanno, anche meglio, con l'ISIS e qualche concorrente, cacasotto, in meno...

agosvac

Mar, 02/02/2016 - 12:18

Congratulazioni vivissime al signor gentiloni: si è accorto che la situazione in Libia è estremamente pericolosa ma ancora dice che bisogna aspettare!!! Peccato che più i nostri amati( da loro stessi , ma non da noi) governanti aspettano, l'isis fa tutt'altro che aspettare!!! Con le dovute differenze, mi ricorda tanto la situazione precedente alla seconda guerra mondiale: il mondo aspettava ed Hitler ebbe il tempo di armarsi fino a fare tremare il mondo stesso!!! C'è di buono che Putin non sta affatto aspettando, lui agisce e colpisce l'isis nei suoi punti più vulnerabili. Purtroppo l'azione di Putin è, allo stato attuale, limitata alla Siria. La Libia resta, a tutt'ora, terra di nessuno.

idleproc

Mar, 02/02/2016 - 15:08

Il giocattolo lo hanno creato loro. Per quanto rigurada il resto e lo scontro che gli anglosassoni cercano che è per ora solo economico-finanziario e a mezzo proxy, se lo giocano loro con le loro città e tutta casa loro. Esperienza da fare, visto che non la hanno mai fatta. Più realisticamente è una pessima idea proiettare gli "alleati" europei verso escalation che non vogliono, potrebbe finere in un levatevi dai cogl con le buone o le cattive. Peccato che non si possa fare ma sarebbe da prendere lo stivale e spostarlo da un'altra parte a guardarsi lo spettaccolo.

sottovento

Mar, 02/02/2016 - 16:25

@Agosvac mi ha anticipato ed ha pienamente ragione in quanto asserisce. Anch'io mi chiedo cosa si aspetti ancora a mettere i boots on the ground e a estirpare questi maledetti. Non hanno capito che il dialogo non serve contro i tagliagole, li ci vogliono solo le armi. Prendessero esempio da Putin e dalla sua determinazione, oltretutto siamo i più esposti sia territorialmente per la ns vicinanza alla Libia sia per i nostri interessi economici (vedi Eni). Più si tergiversa più l'Is avanza e sarà sempre più difficile arrestarlo. Inoltre sono del parere che quello di Sarraj sia un governo che non avrà mai sede in Libia ed è pura utopia pensare ad un governo unitario. In Libia occorre una missione lunga e pericolosa e la permanenza di forze alleate al fine di epurare il territorio e garantirne la stabilità. Fatti non più parole prima di trovarci l'Is sull'uscio di casa nostra.