Gentiloni difende il codice "Lo Stato batte gli scafisti"

L'inviato Onu a Roma: «Avanti con la missione italiana». Ma c'è l'ombra di un controllo francese

Il sostegno dell'Onu nella lotta agli sbarchi in Italia e il ridimensionamento del ruolo della Francia negli affari libici: sono i due temi cruciali su cui si è incentrato l'incontro tra il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e l'inviato speciale dell'Onu per la Libia, Ghassan Salamè, ricevuto ieri a Palazzo Chigi. Se sul primo punto, il premier può ritenersi soddisfatto, l'Onu sosterrà l'azione italiana in Libia, la presenza francese nelle questioni libiche rimane il nodo da risolvere. L'incontro è avvenuto nel quadro della prima visita all'estero del neo designato rappresentante speciale per la Libia, il quale ha scelto l'Italia come tappa iniziale del suo tour europeo.

Nel confronto con l'inviato dell'Onu, il capo del governo italiano ha chiesto la copertura politica al piano varato dal ministro dell'Interno Marco Minniti che obbliga tutte le Ong a sottoscrivere il codice di condotta. Copertura politica che l'Onu garantirà attraverso il sostegno alla proposta italiana contro gli sbarchi incontrollati. «L'Onu ritiene che la missione italiana di sostegno alla Guardia costiera libica, per la gestione dei flussi migratoria attraverso il Mediterraneo, sia la giusta via per una soluzione della crisi. Sono consapevole che ci sono state delle discussioni in Libia, ma credo che la cooperazione e la trasparenza nel rapporto bilaterale Italia-Libia sia il modo più costruttivo per ottenere dei risultati» ha detto l'inviato dell'Onu per la Libia, Salamé. Salamè ha elogiato il rapporto fra l'Italia e il Governo di Tripoli guidato da Al Serraj, ma ha sottolineato che è «irrealistico» pensare di ignorare il ruolo del generale Haftar nella Libia del futuro. Il sostegno alla linea Minniti è arrivato anche da parte del presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani: «Il codice è indispensabile: servono le regole ed è indispensabile siano rispettate».

Il punto cruciale della questione, per il presidente del Consiglio Gentiloni, resta la stabilità politica delle istituzioni libiche. Senza un interlocutore unico ogni azione rischia di naufragare: «L'Italia è al lavoro da tempo per la stabilizzazione della Libia. Mi auguro che le Nazioni unite diano una spinta decisiva» ha commentato il premier sottolineando come «autorità libiche più forti renderanno più efficace l'impegno comune contro i trafficanti di esseri umani». Gentiloni ha poi difeso il piano Minniti: «Il codice dei migranti è un pezzo fondamentale di una strategia d'insieme sull'immigrazione: questa strategia di collaborazione anche con le autorità libiche, sta producendo piano piano risultati. I flussi si stanno gradualmente riducendo, vince lo Stato e perdono gli scafisti. È uno spiraglio, ma uno spiraglio su cui insistere».

La nota dolente del vertice tra Italia e Onu resta l'ingerenza francese negli affari libici. «Serve una reductio ad unum dei formati negoziali in Libia, l'Onu deve prendere la leadership. Fino ad oggi ci sono stati troppi negoziati, troppi negoziatori e zero risultati finali» ha affermato il ministro degli Esteri Alfano. Ma proprio la leadership affidata all'Onu potrebbe essere un boomerang per l'Italia: Ghassan Salamè ha origini francesi ma soprattutto è componente del direttivo di diverse Ong tra cui quella magnate ungherese Soros.