Gentiloni si rinforza e ora vede il 2018 Ma i renziani avvertono: rimane a rischio

Prima, il naufragio del patto dei quattro sulla legge elettorale, colato subito a picco appena fuori dal porto. Poi, la rovinosa caduta dei Cinque stelle alle amministrative. E ora, pure le parole confortanti del Fondo monetario sull’Italia (Pil previsto in crescita all’1,3 più di quanto dica l’Istat). Nel giro di pochi giorni tre buone notizie allietano Paolo Gentiloni, che adesso comincia a rivedere l’obbiettivo, arrivare a fine legislatura. Come diceva Napoleone, «è meglio un generale fortunato che uno bravo». Ma attenzione al fuoco amico: per Palazzo Chigi si sta aprendo una settimana davvero ad alto rischio, dove la tenuta del governo è tutt’altro che scontata. Dunque, le comunali, oltre a rilanciare le coalizioni e ridare fiato ai fan del bipolarismo, rafforzano Gentiloni proprio alla vigilia di alcuni appuntamenti chiave: la riforma del processo penale, la manovrina da 3,4 miliardi, lo ius soli, la legalizzazione della cannabis, il biotestamento, l’applicazione ai corrotti del codice antimafia. Non si tratta di cose da poco, anzi, in alcuni casi ci saranno dei pezzi della maggioranza che saranno costretti a votare la fiducia avallando provvedimenti ai quali sono fortemente contrari, come lo ius soli per gli alfaniani, o i voucher per Mdp. E Matteo Renzi, sostengono in molti, potrebbe approfittarne per provocare l’incidente che farebbe cadere il governo e porterebbe l’Italia alle urne già in autunno. In questo caso si voterebbe a novembre, con i due sistemi usciti dalla sentenza della Consulta, magari in abbinamento alle regionali siciliane, così da stroncare sul nascere un’eventuale ripresa dei grillini. Gli indizi però sono contrastanti. Mentre il premier vola a Berlino per partecipare al G20 dedicato all’Africa e sottolineare, anche plasticamente, il suo ottimo rapporto con Angela Merkel, il capogruppo del Pd alla Camera Ettore Rosato assicura che Gentiloni resterà ancora a lungo in sella: «Si voterà nel 2018. La data esatta non la so. Io penso che sia aprile». Ma il senatore renziano Stefano Esposito la vede in un’altra maniera: «Il governo potrebbe cadere in settimana». Esposito, per carità, vuole soltanto «segnalare un tema di riflessione», cioè che tra pochi giorni il Senato dovrà dare il via libera definitivo alla manovrina. «Allo stato attuale, con Mdp che non vuole votare la fiducia perché ci sono i voucher e Alfano, con il quale mi pare si sia rotta l’alleanza politica, a palazzo Madama i numeri per la fiducia non ci sono. Consiglio di osservare con attenzione quello che accadrà». Una speranza o una previsione? « Io - conclude Esposito - avrei già votato se fosse dipeso da me, ritengo che questa legislatura sia terminata il 4 di dicembre. Nonostante tutto vedo che c’è volontà di proseguire».

Commenti

unosolo

Mar, 13/06/2017 - 10:34

basta dare rosee notizie di ripresa in quanto rapportate ad un anno fa , nella situazione attuale in questo trimestre abbiamo perso il 0.4 % ma rispetto al 2016 più 1 % . quindi vuol dire che maggiori uscite rovinano il poco PIL . senza recidere rami secchi e sterili si rovina tutta la economia Nazionale , troppi parassiti rispetto al PIL e pochi soldi per i servizi stanno distruggendo la Nazione e la stanno mettendo in mano a personaggi ingordi e avidi di potere e ricchezza , fondazioni , appalti , consulenze a parcelle chiamate per sensali a transazioni strane ma tutto legale , eppure il sommerso supera quasi il PIL come mai ?