Gentiloni vede Pisapia: Bersani si infuria ma la manovra è salva

Il premier non invita Speranza al vertice sul Def e incassa il via libera sulla finanziaria

Divide et impera: applicando l'antico adagio latino alle beghe della sinistra italiana, ieri Paolo Gentiloni ha portato a casa un risultato non da poco.

Domani in Senato si voterà la nota di aggiornamento del Def, e Gentiloni incasserà senza problemi la maggioranza assoluta di 161 voti, necessaria per autorizzare il governo a sforare la regola del pareggio di bilancio. Sono rientrati i roboanti altolà di Mdp, il partitino di Bersani e D'Alema, che minacciava di negare i voti dei suoi sedici senatori, con conseguente scasso della maggioranza. E sono rientrati anche grazie ad un'abile manovra di aggiramento che lo stesso premier ha messo in atto, e che è divenuta visibile ieri quando a Palazzo Chigi sono saliti, per conferire con Gentiloni sulla faccenda, i due capigruppo di Mdp Guerra e Laforgia insieme a Giuliano Pisapia. Niente Bersani, niente D'Alema, e soprattutto niente Roberto Speranza, che è il coordinatore politico di Mdp, ma che non è stato invitato all'incontro. Una scelta ragionata e tutta politica: Gentiloni vuole avere a sinistra un interlocutore più affidabile e meno dominato dal rancore anti-Pd, e il vertice di ieri segna l'investitura ufficiale di Pisapia come controparte del governo. Un obiettivo che Gentiloni si pone già da tempo: «Bisogna dare una mano a Pisapia», ripete ai suoi.

La scelta di escludere Speranza (che domenica annunciava che sarebbe andato anche lui a Palazzo Chigi) ha ripercussioni negative su Mdp, e lo si capisce dalle reazioni irritate dei suoi capi, che si sono sentiti scavalcati dalla mossa del premier. Così, mentre a Palazzo Chigi l'incontro con Pisapia era ancora in corso, Bersani parlava a Radio Radicale e tuonava contro il governo: «Invece di preoccuparvi del nostro senso di responsabilità, occupatevi del vostro: se cercate i nostri voti sulla Finanziaria e poi quelli di Berlusconi sul Rosatellum, siete voi gli irresponsabili». Un modo per sottolineare che non basta l'intesa con Pisapia per assicurarsi il sostegno di Mdp. Tanto che già domani i bersanian-dalemiani potrebbero differenziare il proprio voto: sì alla risoluzione sullo sforamento, che prevede il voto a maggioranza assoluta; ma prima del voto sulla nota di aggiornamento vera e propria i senatori di Mdp potrebbero uscire dall'aula abbassando i numeri per il governo. «Ci sono varie tecniche» per tenere sotto pressione l'esecutivo, minaccia Bersani. Nessuna conseguenza tecnica, ma «sarebbe un auspicio non buono per la Finanziaria», ammettono a Palazzo Chigi. Dove sanno che Mdp - nonostante la buona volontà di Pisapia - mercanteggerà e alzerà il prezzo su ogni voto della manovra. Oggi toccherà al ministro Padoan in commissione Bilancio di convincere la maggioranza, e in particolare la sua rissosa sinistra, che non si può chiedere la luna: «I margini di manovra sono molto stretti», ha avvertito Gentiloni durante l'incontro di ieri.

Ma se Pisapia è disponibile al dialogo con Gentiloni e - per suo tramite - con il Pd, a patto che non sia Renzi l'interlocutore, per Mdp il Pd resta l'avversario da battere, e Gentiloni rappresenta «la continuità» col renzismo di governo. Il vertice di ieri è stato «positivo», secondo Gentiloni, ma è solo un primo passo su un terreno pieno di incognite.

Commenti

il sorpasso

Mar, 03/10/2017 - 09:04

Che bei personaggi e pensare che sono tutti komunisti ah ah ah