Il giallo degli «impresentabili» L'Antimafia scivola sulla lista

La Commissione annuncia l'elenco dei candidati da non votare ma poi fa dietrofront e rimanda tutto a venerdì. Filtrano quattro nomi pugliesi, ma è caos sulla Campania

Il tempo, però, scorre inesorabilmente e le porte dell'Ufficio di presidenza della Bicamerale restano serrate. La «bomba» che potrebbe deflagrare sulle Regionali resta inesplosa. Passano due ore, poi tre e la vicenda si tinge di giallo. I parlamentari presenti - pochi, vista l'imminenza delle Regionali - raggiunti al telefono liquidano velocemente l'interlocutore. «La discussione è nel vivo, non è un buon momento, mi scusi». Qualcuno, però, fa capire che c'è qualcosa che non torna. Non c'è soltanto il confronto faticoso sull'individuazione dei candidati non in linea con il codice di autoregolamentazione approvato dai partiti a settembre, quelli in qualche modo coinvolti in reati riconducibili alla criminalità organizzata. Bisogna vagliare le posizioni di migliaia e migliaia di nomi presenti nelle liste civiche e di partito. Ma anche fare i conti con i «buchi neri» delle relazioni provenienti dalle Prefetture.

Le aspettative alla fine restano deluse. E l'operazione si trasforma in un imprevisto scivolone. L'annuncio del «catalogo dell'Antimafia» non c'è e tutto viene rinviato a venerdì, a soli due giorni dal voto, quando si promette che le liste verranno rese pubbliche. Uno dei motivi più rilevanti della frenata è l'assenza dello «screening» su circa trecento nominativi dei collegi di Caserta, Avellino e Benevento. A quel punto la Campania viene messa in stand-by e filtrano soltanto i quattro candidati pugliesi segnalati come impresentabili: Fabio Ladisa (Popolari per Emiliano); Giovanni Copertino (Forza Italia); Massimiliano Oggiano (Oltre con Fitto, Schittulli presidente) e Enzo Palmisano (Movimento politico per Schittulli). Si vocifera ci sia anche un quinto nome, ma per il momento non ci sono conferme. Intanto cade la prima testa, Emiliano con una nota chiede di ritirare la candidatura di Ladisa. In tutto questo Schittulli fa sapere che i due candidati a lui collegati sono stati entrambi assolti. Circostanza che ovviamente ribalterebbe le conclusioni della Commissione.

Il verdetto dell'Antimafia, comunque, non ha un contenuto vincolante non implicando cancellazioni dalle liste. In pratica si tratta soltanto di un «avviso» agli elettori. L'Antimafia, inizialmente, aveva pensato di mettere sotto la lente di ingrandimento solo Liguria, Campania e Puglia. Alcuni, però, hanno sollevato obiezioni e così la Commissione ha tentato un'analisi a ritmi serrati anche di Veneto, Marche, Umbria e Toscana. Il pasticciaccio è dovuto, secondo quanto racconta il grillino Francesco D'Uva, al fatto che «i lavori sono stati effettuati di fretta, e mancano dati su alcune regioni». Oltretutto «c'è stata una fuga di notizie che ha indispettito la presidenza». I grillini, poi, avrebbero voluto allargare il più possibile la platea dei «segnalati», includendo gli incensurati imparentati con i mafiosi. Chi non è d'accordo con l'operazione è il socialista Enrico Buemi che per protesta non si presenta in Commissione. «Non sono andato perché non mi sembra un modo corretto di procedere. Il metodo è incompleto, approssimativo, non da Stato di diritto. Esiste il Codice Penale e la Legge Severino. Introdurre surrettiziamente un codice di esclusione, neppure fossimo la Sacra Congregazione dell'Inquisizione, mi sembra davvero eccessivo. Le forze politiche si facciano carico della qualità delle candidature».