Il «giallo dei belli» tra mafia e gelosia

I pm: «Uccisi da un killer freddo e determinato». Ma la prima ipotesi è uno spasimante respinto

PordenoneUn'esecuzione in piena regola. A bruciapelo. Nel parcheggio della palestra dove si allenavano insieme. Cinque colpi in rapida successione, tre a lui, due a lei, hanno interrotto l'idillio d'amore tra Trifone Ragone e Teresa Costanza, «la coppia più bella di Pordenone». È successo qualche minuto prima delle 20. Nemmeno il tempo di mettere in moto la loro Suzuki Alto bianca, che il killer li ha freddati. Ha aperto la portiera dal lato del passeggero, ha sparato a Ragone in pieno volto con una calibro 7.65, semiautomatica di uso comune, poi ha finito lei, seduta al posto di guida dell'utilitaria.

Erano belli e innamorati. Lui, militare di 29 anni, originario di Monopoli, fisico atletico e re dei concorsi di bellezza, fascia di Mister Lignano e finalista a Mister Friuli Venezia Giulia; lei, 30 anni, di Agrigento e trapiantata a Milano con la famiglia, capelli biondi, occhi azzurri, bocconiana, faceva l'assicuratrice alla Zurich. Un amore germogliato a dicembre 2013, sbocciato a maggio con la decisione di andare a convivere. Inaccettabile, forse, agli occhi ciechi della gelosia. Gli inquirenti, infatti, non escludono che dietro gli omicidi che hanno sconvolto il capoluogo friulano ci possa essere anche un movente passionale. Un possibile spasimante respinto. I carabinieri del nucleo investigativo di Pordenone e di Udine scavano tra le testimonianze, tra le fedine pulite dei due giovani per cercare un'ombra, un nome, una storia. Un possibile, a oggi inspiegabile, movente. Dopo l'esclusione dell'ipotesi di omicidio-suicidio, suffragata dal mancato ritrovamento dell'arma e dal numero di colpi esplosi, le piste sono tutte aperte, compresa quella di un ipotetico regolamento di conti. Sospetto rinvigorito dall'inquietante testimonianza della nonna materna Trifone che, intervistata dalla trasmissione Chi l'ha visto , ha parlato di «delitto di stampo mafioso. Lui si è ribellato a qualcosa ancora quando era qui, alla Sacra Corona Unita - ha detto -. I colpi alla testa sono la classica esecuzione». Ma il Procuratore della Repubblica di Pordenone, Marco Martani, è cauto: «Siamo alle battute iniziali. Per il momento non c'è una pista privilegiata né un movente specifico, ma sappiamo con certezza che chi ha agito, probabilmente da solo, lo ha fatto con estrema determinazione e freddezza. Stiamo anche visionando la videosorveglianza di tutta la città di Pordenone - ha aggiunto - poiché il fatto che le telecamere del palazzetto dello sport non abbiano ripreso nulla di rilevante non significa che altri impianti non abbiano immortalato, altrove, particolari preziosi».Stamattina la duplice autopsia e una perizia balistica disposta dal pubblico ministero Pier Umberto Vallerin, potranno fornire ulteriori elementi sulla dinamica dell'agguato.