Il giallo dell'aereo russo precipitato in Egitto L'Isis: «Siamo stati noi»

L'Airbus, diretto a San Pietroburgo, forse vittima di un guasto: 224 morti Il Cairo: «I jihadisti? È impossibile»

La Russia vive la sua giornata di lutto e per l'occasione la televisione di stato ritorna alle modalità da guerra fredda trasmettendo concerti di musica classica che hanno un po' il retrogusto dei decessi, celati da raffreddore, di Andropov e Cernenko. Il disastro aereo tra le montagne del Sinai, e la morte di 224 persone, non poteva del resto che segnare nel profondo un'intera nazione. Erano le 6.14 locali (le 5.14 in Italia), quando il comandante, Valery Nemov, 48 anni e 12mila ore di volo alle spalle (1.100 proprio sul velivolo precipitato), ha lanciato un Sos per problemi al sistema wireless di bordo dell'Airbus 321 della compagnia low cost Kogalymavia, decollato 23 minuti prima dall'aeroporto di Sharm el-Sheikh. L'aereo, che riaccompagnava all'aeroporto Pulkov di San Pietroburgo 217 turisti (tra i quali 27 bambini) - 7 i membri dell'equipaggio - dopo una settimana di vacanza nella nota località del Mar Rosso, si trovava a 9.700 metri di altitudine e stava completando le operazioni di stabilizzazione in quota. Qualcosa è andato storto e il comandante Nemov, che secondo l'aviazione civile egiziana non avrebbe chiesto soccorso, avrebbe tentato di effettuare un atterraggio d'emergenza, puntando verso l'aeroporto di Al Arish, nel nord del Sinai. Il velivolo si è però schiantato contro una zona rocciosa, spezzandosi in due.

Difficile stabilire con esattezza che cosa sia accaduto. Prende corpo col trascorrere delle ore l'ipotesi dell'incidente, che verrebbe avallata da una prima analisi della scatola nera, ma il governo russo e quello egiziano stanno lavorando a 360 gradi, soprattutto dopo che l'Isis ha rivendicato la paternità del disastro. Con un messaggio apparso su Twitter, la «Provincia dell'Isis in Sinai» si è rallegrata per aver «giustiziato oltre 220 crociati russi. Voi russi e i vostri alleati non sarete più sicuri sui cieli dei Paesi musulmani». Nelle ore successive sono apparsi video che avrebbero ripreso il momento della caduta dell'aereo, ma il ministro della difesa egiziano Sedki Sobhi e il premier Sherif Ismail hanno affermato con una certa sicurezza che «il velivolo volava a un'altitudine tale da non poter essere abbattuto dai jihadisti. Il video è un falso.

Per abbattere un aereo a quell'altezza i terroristi dovrebbero avere armi sofisticate di cui non sono provvisti». Anche il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov si è detto «scettico circa un coinvolgimento degli uomini del Califfato», ma la suggestione di una «vendetta» dopo i bombardamenti dei caccia russi sui territori controllati da Al Baghdadi in Siria e Iraq è palpabile.

Il Cremlino a fari spenti segue invece un'altra pista legata al terrorismo, ma di matrice cecena. Non è un caso che siano stati perquisiti in serata gli uffici moscoviti della Kogalymavia e a San Pietroburgo quelli dell'agenzia turistica Brisco, che ha organizzato volo e soggiorno. Kogalymavia e Brisco fanno parte della stessa holding, la Metrojet, il cui proprietario, Ismail Lepiev, è un imprenditore di origini cecene che si sarebbe ribellato ai tentativi di taglieggiamento dei terroristi locali. Nel dubbio compagnie come Lufthansa e Air France hanno deciso di sospendere i voli verso il Sinai.

Gli scenari più o meno attendibili della mano terroristica si sovrappongo a quelli, al momento più concreti, di problemi tecnici dell'Airbus, immatricolato dodici anni fa. Secondo alcune testimonianze per tutto il mese di ottobre i piloti dell'A321 avevano denunciato alcune anomalie, richiedendo più volte assistenza perché uno dei motori faticava ad avviarsi. Nel marzo del 2014 la compagnia Kogalymavia, vettore siberiano, era stata multata per violazioni nelle operazioni di manutenzione ordinaria dei suoi velivoli.

La notizia della tragedia ha sconvolto il presidente egiziano Al Sisi, che è stato il primo a contattare Putin per porgergli le condoglianze. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel ha chiamato il presidente russo al telefono, così come Renzi. Messaggi di cordoglio sono arrivati dal premier britannico David Cameron e dal segretario di Stato Usa John Kerry, che ha parlato di «terribile tragedia».