Il giallo del relatore che rinnega se stesso

Roma Al centro di questa storia di due sentenze che si contraddicono a vicenda c'è lui, Amedeo Franco, giudice relatore che ha scritto sia la prima che la seconda, rinnegando se stesso. Nessuno può sapere esattamente che cosa avvenne nel segreto della camera di consiglio, quell'agosto 2013 in cui le sorti giudiziarie di Silvio Berlusconi portarono alla sua uscita, almeno temporanea, dalla scena politica, con la decadenza da senatore legata alla condanna definitiva. Ma l'ultima sentenza certo sembra avvalorare le voci di un dissenso nel collegio giudicante, tra una posizione «dura» interpretata dal presidente Antonio Esposito e una «morbida», quella appunto del relatore. Morbida, perché probabilmente Franco avrebbe voluto mantenersi fedele alla «assolutamente costante e pacifica giurisprudenza» in materia della Suprema Corte, come scrive a maggio 2014. Ma evidentemente la sua posizione non prevalse e dovette adeguarsi. Con un gesto inusuale, anche per le polemiche scoppiate intorno all'inopportuna intervista di Esposito al Mattino, tutti e cinque i giudici della Sezione feriale firmarono la sentenza e non solo, come d'abitudine, presidente e relatore.

«Non può che stupire - commenta il segretario dell'Unione Camere Penali, Francesco Migliucci - che lo stesso relatore abbia rinnegato ciò che ha scritto in una sua precedente sentenza. Può capitare che il relatore sia messo in minoranza e debba esprimere le valutazioni del collegio e non quelle personali. Ma mi meraviglierei se effettivamente la sentenza Mediaset affermasse il principio di una presunzione di colpevolezza, quando è assodato che sia necessaria la effettiva partecipazione alla frode. Proprio per ovviare a sentenze contrastanti il compito delle Sezioni Unite della Cassazione è quello di indicare la via di una tendenziale omogeneità. Una pronuncia discordante non può avere effetti sul giudicato, salvo in casi eccezionali. E allora è la Corte di Strasburgo a valutare se c'è una lesione dei principi della Convenzione per i diritti umani».

Filippo Dinacci, legale di una coimputata di Berlusconi, l'ex manager Mediaset Gabriella Galletto, indicò subito la via dell'Europa. «A settembre, forse, si conoscerà la decisione di Strasburgo, anche se la mia assistita non ha voluto fare il ricorso. Certo quest'ultima sentenza firmata dal giudice Franco mette in evidenza che nel caso Mediaset c'è stata una pronuncia difforme dalla giurisprudenza seguita dalla Corte. Noi legali lo avevamo sottolineato per l'appello già nei motivi del ricorso, citando una serie di sentenze che vanno in direzione opposta a quella poi scelta dal collegio presieduto da Esposito. Bisogna anche tener conto che chi agisce di solito sceglie una condotta orientata proprio secondo la giurisprudenza costante».