Giallo rifiuti, la Raggi crede ancora al complotto

Il sindaco nel pallone: «La raccolta si è interrotta prima dei ballottaggi, ma nessuno sa perché»

Pier Francesco Borgia

Roma Non si sa se per omertà o per buonsenso, la sindaca di Roma Virginia Raggi ha evitato ieri, durante l'audizione in Commissione antimafia, di tirar fuori la questione del «complotto dei frigoriferi». Un silenzio non condiviso dagli antagonisti politici della stessa Raggi a iniziare dal presidente del Consiglio che sul Frigogate ha liquidato le esternazioni della sindaca di Roma con una battuta velenosa. «Guardate la realtà, non i complotti - ha detto Renzi - Chi è bravo cambia la realtà, chi non è bravo grida ai complotti. Questa è la differenza». Ma il fuoco di polemiche sulla Raggi è partito da più parti. In molti si sono mostrati costernati soprattutto dalla ammissione fatta martedì dalla Raggi di non sapere come mai il servizio della raccolta dei rifiuti ingombranti era stato interrotto. «Sulla vicenda della raccolta degli ingombranti Virginia Raggi cambia versione ogni giorno, si contraddice e risulta sempre più imbarazzante - commenta la deputata Lorenza Bonaccorsi, anche segretaria regionale del Pd laziale - La Raggi, però, è sindaca da oltre quattro mesi, chi dovrebbe saperlo se non lei?».

La Raggi, ieri, però aveva da rispondere prima di tutti ai membri della Commissione antimafia dove appunto ha parlato di anomalia della gestione dei rifiuti a Roma. A iniziare dallo smaltimento proprio di quelli ingombranti. «Il 18 giugno, prima del ballottaggio - ha detto - il servizio si è improvvisamente interrotto e il motivo non lo sa nessuno. Ora abbiamo attivato una nuova gara». La Raggi poi attacca direttamente il premier Renzi bocciando l'idea di considerare «strategico» il termovalorizzatore di Malagrotta. «Non abbiamo alcuna intenzione di farvi ricorso. È una tecnologia vecchia e da abbandonare». Salvo poi essere smentita direttamente dai vertici della Regione Lazio, a guida Pd, che ribadiscono di aver già da tempo escluso l'utilità del termovalorizzatore solo a patto che il ciclo dei rifiuti venga completato e chiuso.

La sindaca ha poi ricordato in Commissione parlamentare come gli appalti «con soggetti esterni» sono in questo momento sotto la lente dell'Autorità anticorruzione per verificare le ragioni del fatto che tutte le gare venivano aggiudicate soltanto dopo la terza volta che venivano indette, visto che le prime due andavano regolarmente deserte. «Anche noi in Campidoglio - ha aggiunto - stiamo esaminando queste anomalie perché non è normale che tutti gli appalti di questo settore siano andati deserti e la terza volta aggiudicati, alcuni a ditte che vengono da territori giudicati a rischio infiltrazione». «È un problema questo che altri avrebbero dovuto risolvere prima. Noi porteremo la cosa in Procura» le fa eco Paola Muraro, l'assessore all'ambiente anche lei passata ieri per la Commissione antimafia.

Insomma la Raggi ha confermato che vuole riportare Ama come unico gestore dei rifiuti della città. Fuori i privati dal ciclo dei rifiuti il suo slogan». Ribadendo che solo così c'è discontinuità rispetto le amministrazioni precedenti ed è l'unico modo per «togliere terreno alla malavita». «Discontinuità - ha spiegato la Raggi - è puntare su un sistema di raccolta e smaltimento alternativo agli inceneritori. La discontinuità sta nel coraggio d'interrompere un ciclo che ha avvantaggiato i privati e in particolare un privato e che ancora oggi vede infiltrazioni mafiose nel ciclo dei rifiuti. Rendere Ama proprietaria degli impianti è l'unico modo per segnare una cesura col passato».