Giallo sui rimborsi M5s Mancano all'appello quattro milioni di euro

Sul fondo aperto per le imprese versati 4,2 milioni: dovrebbero essere almeno il doppio

Sul fondo per le piccole e medie imprese - che il M5s ha individuato per restituire l'indennità dei parlamentari - dal 1° dicembre 2017 al 18 dicembre 2018 sono stati versati 4.230.084 euro. Prendendo per buone le disposizioni stabilite dal regolamento del M5s a mancare sono in pratica contributi per quattro milioni. Si tratta di un dato aggregato che è riportato nel capitolo 3693 del bilancio dello Stato e che potrebbe comprendere anche altre donazioni liberali, oltre quelle del M5s.

Sono cifre di cui è in possesso il Giornale e che permettono di conoscere lo stato dei rimborsi del movimento che oggi esprime premier, vicepremier e che è maggioranza parlamentare. Tenendo come riferimento il numero degli eletti dal M5s lo scorso 18 marzo 2018 (220 alla Camera e 109 al Senato), il denaro versato sul fondo dovrebbe essere di gran lunga superiore. È possibile, servendosi dell'aritmetica, fare qualche calcolo. Da aprile 2018 a novembre 2018 sono passati 8 mesi e ciascun parlamentare del M5s avrebbe dovuto versare almeno 20mila euro (2.500 euro al mese). Se si moltiplica la somma per il numero dei parlamentari (329), in cassa dovrebbero essere stati versati, solo per quanto riguarda questa legislatura, 6.580.000 euro. A questo denaro va aggiunto quello delle donazioni dei quattro mesi della scorsa legislatura, quando i parlamentari del M5s erano solo 162. Moltiplicando ancora politici e contributi, sul fondo dovrebbero essere stati versati ulteriori donazioni pari 1.620.000 euro. In poche parole, sul fondo, dovrebbe essere stato versato il doppio. Non è così. Come si è detto, sin dall'inizio, la cifra è poco più di quattro milioni. Ma il Giornale ha anche l'importo di quanto bonificato nel solo mese di dicembre del 2017. Anche in questo caso i conti non tornano. La cifra prevista - sempre rifacendosi a quanto stabilito dal M5s doveva essere 320.000 euro mentre è di 209.965 euro. Per una verifica incrociata sarebbe utile consultare i bonifici dei parlamentari del M5s che avrebbero ogni mese l'obbligo di rendere pubblici sul web. È impossibile farlo. Da un anno, nel silenzio generale, i parlamentari del M5s non esibiscono più i loro bonifici. La pubblicazione dei dati si è infatti interrotta al dicembre 2017.

Il sito che il M5s ha allestito, e che in teoria dovrebbe permettere di vigilare sullo stato delle restituzioni, è oggi poco più che un simulacro. Su Ti Rendi Conto, l'elenco dei parlamentari non è neppure stato aggiornato al risultato delle scorse elezioni. Ma sono soprattutto i rimborsi a non essere oggi trasparenti e al passo con il tempo. Si può esaminare la finestra web di Laura Castelli - sottosegretario del Ministero dell'Economia e delle Finanze, economista dal pensiero spericolato - per accorgersi che la rendicontazione è stata sospesa nel dicembre 2017. I parlamentari sono coscienti di questa inadempienza. Lo testimonia l'avviso che appare non appena si seleziona, e si consulta, la voce «rimborsi» di gennaio 2018 e febbraio 2018. La frase laconica è questa: «Rendicontazione del mese selezionato in elaborazione. Selezionare mesi precedenti dal menù a tendina». Insomma, si prende tempo ma si è a conoscenza dell'urgenza.

Il Fondo è stato alimentato nei primi anni della legislatura dai parlamentari del M5s con regolarità fino a quando non si è scoperto delle mancate restituzioni con un'inchiesta de Le Iene. Oggi ci sono anche i numeri di questo fondo. Istituito presso la Tesoreria centrale dello Stato, dunque presso la Banca d'Italia, il fondo viene gestito dal ministero dell'Economia. In una parola viene gestito da un ministero i cui funzionari sono stati intimoriti così dal portavoce del premier Rocco Casalino: «Devono trovare i soldi. Non ce ne frega niente. Sarà una megavendetta. Sarà una cosa ai coltelli».