"Giardiello è fuggito dopo 15 minuti"

Tutti lo cercavano, ma nessuno sapeva chi fosse. È uscito tra la folla

Claudio Giardiello

Milano Lo cercavano dappertutto, ma era là, nell'androne. «Rannicchiato, quasi volesse sparire, incuneato fra la panca e la ringhiera». Al secondo piano. A due passi dalle scale, a pochi metri dall'ufficio del giudice Fernando Ciampi. Adriana Cassano Cicuto, magistrato della dodicesima sezione civile del tribunale, racconta al Giornale l'incontro, una frazione di secondo, con quell'uomo, probabilmente Claudio Giardiello in fuga dopo la mattanza. «Era nascosto- insiste lei, moglie di un'altra toga, Fabio Roia, uno dei più noti magistrati italiani - e ricordo che indossava una camicia chiara e una giacca scura, forse blu. Non ho fatto in tempo ad avere paura, Ciampi era già morto da alcuni minuti, forse dieci, ma io non lo sapevo ancora. C'era un terribile confusione, voci, urla e quel tizio lì, nello slargo che separa i due bracci del corridoio su cui si affacciano numerosi uffici, fra cui il mio e quello di Ciampi».

Qualche minuto prima Adriana Cassano Cicuto ha sentito gli spari: «Credo tre. Lì per lì li ho scambiati per petardi. Esco dalla mia stanza, mi sporgo con altre persone dalla balaustra che guarda verso il primo piano», in quel labirinto di aule, finestre, corridoi, stanze diseguali e irregolari che è il Palazzo di giustizia milanese. Sotto è il caos. Poliziotti e carabinieri, in borghese e con le pettorine, gridano, chiedono informazioni, impugnano le armi. «Da sotto ci hanno gridato: “Avete visto uno con la pistola?“.“Ma chi?”.“Hanno sparato”. “No, abbiamo risposto, non abbiamo visto niente”.“E allora rientrate nei vostri uffici”. Sono tornata nella mia stanza convinta che ci fosse stato un attentato terroristico. Avevo sentito in diretta la morte del collega ma non avevo capito nulla».

Il giudice è di nuovo davanti al computer. Passa qualche minuto. Ancora urla. Imprecazioni. Trambusto. «Riesco e giro a destra». Due, tre passi. Il magistrato è quasi nell'androne, a quindici-venti metri dalla porta di Ciampi. «In un angolo, dove di solito si infila il carrello per le pulizie, c'è qualcuno accovacciato per terra. Che strano. Mi giro e riparto in direzione opposta. Ripasso davanti al mio ufficio. All'improvviso qualcuno mi afferra per le spalle e questa volta mi spavento: “Ma dove va?”, mi grida. È un poliziotto e allora gli confido il sospetto che sta nascendo in me: “Ma quello là vicino agli ascensori è uno dei vostri?” “Dove?” Corre. Anzi corrono. Due. Tre. Cinque agenti. Non c'è più nessuno».

Adriana Cassano Cicuto torna verso il suo ufficio e una cancelliera finalmente le svela la verità: hanno ucciso Ciampi. Nessuno per alcuni, lunghi minuti ha saputo quel che era successo. Ma per qualche interminabile minuto, se è vera questa testimonianza, il killer è rimasto acquattato lungo i corridoi del tribunale. E non è scappato a rotta di collo, come pure molti hanno ipotizzato. Forse un quarto d'ora dopo l'inizio della strage, Giardiello era ancora dentro la cittadella della giustizia. Ora Adriana Cassano Cicuto aspetta la convocazione da parte degli investigatori. Anche a loro descriverà quel «signore che voleva nascondersi. Con la camicia chiara e la giacca scura». Come nelle foto della cattura. «Non era un agente e non credo fosse uno di noi. Per me era l'uomo che ha sparato».