Siate cittadini, non servi del potere!

"Data la frequenza delle brutalità poliziesche quest'ultima ha colmato la misura. Nessuna meraviglia se la massa operaia ha proclamato lo sciopero generale"

Benito Mussolini, come ha scritto su queste pagine lo storico Francesco Perfetti, è stato - al di là del giudizio della storia come uomo politico - uno dei più grandi giornalisti del suo tempo (e il primo a usare la stampa come arma di propaganda)... Per ripercorrere la storia del Mussolini giornalista, il Giornale fino al 31 agosto pubblicherà ogni giorno un articolo del futuro Duce.

Malgrado le due lezioni del passato lontano e recente i governanti d'Italia sembrano più che mai ostinati a non convincersi di una verità elementare e storicamente irrefutabile; questa: che le polizie vessatorie e omicidiarie meglio e più rapidamente di ogni sovversivismo "tesserato" "sabotano" il regime e preparano la fossa alle istituzioni.

La nostra non è una "doglianza" ma una semplice constatazione di fatto. Constatazione che l'assassinio efferato di domenica sera rende ancora una volta di attualità. In qualunque altro paese civile del mondo cosiddetto civile dove il cittadino non sia considerato dai detentori alti e bassi del potere come un servo inutile, le autorità politiche avrebbero tenuto un contegno diverso. Il cittadino ci sia o no il suffragio universale è sacro. Che la polizia non lo tuteli passi; ma è inconcepibile che la polizia aggredisca e uccida senza nemmeno la lontana parvenza di una giustificazione.

Che cosa fa l'autorità politica milanese? Un'inchiesta i cui risultati sono sin da questo momento facilmente prevedibili. Non si è proceduto all'arresto dei presunti o veri colpevoli non c'è stato finora un atto qualsiasi di onesta riparazione. La polizia tiene invece un atteggiamento cinico e non è improbabile una "versione" sapientemente manipolata che attribuisca ogni colpa all'ucciso. Orbene bisogna dichiarare alto e forte che le responsabilità gravissime della polizia sono di due specie: una d'indole generale e una d'indole particolare. La prima tocca anche il governo. Si deve appunto ad una circolare emanata dall'onorevole Salandra se il contegno della forza pubblica fu domenica scorsa tanto bestiale in ogni parte d'Italia. La polizia ha "ecceduto" elegante eufemismo! dovunque. C'erano degli "ordini" venuti dall'alto. Bisognava "reprimere" ogni tentativo di manifestazione da parte degli "interventisti". Qualcuno che credeva di trovare una spiegazione alle violenze poliziesche di Roma nel fatto che nella capitale ci sono ministeri ambasciate corte vaticano ecc. si sarà accorto del suo errore leggendo la cronaca delle dimostrazioni milanesi. Nella capitale "morale" si pestava sodo come nella capitale politica e con conseguenze letali. L'ordine di "reprimere" era dunque generale. Poi è venuta l'interpretazione "locale" della malfamata polizia milanese. Interpretazione rigida alla lettera. Il ministro prescrive di impedire le dimostrazioni dei fasci? Benissimo. Al modo penseremo noi si è detto in questura. E il "modo" dei gendarmi di San Fedele è stato quanto di più ignobilmente poliziesco si potesse pensare.

Dopo l'occupazione armata della piazza ci sono state le cariche furiose dei poliziotti armati di bastoni che fracassavano le ossa. Ma la dimostrazione era dunque così violenta da richiedere una "tutela" così brigantesca dell'ordine? Mai più. Non una lastra spezzata non un lampione infranto non un solo "agente" contuso. Gruppi esigui di disputanti o di entusiasti occupavano qua e là la piazza e in atteggiamento tranquillo. In fondo tutte le dimostrazioni in Italia si svolgono così. Qualche grido qualche sasso e poi lo sbandamento. Tutti i giornali cittadini sono unanimi nell'ammettere che la "carica" finale fu un atto di violenza fredda e meditata. Tanto più esecrabile allora è la condotta della polizia.

L'ucciso non era nemmeno un dimostrante non aveva fedi politiche non parteggiava né per la guerra né per la neutralità: era un "curioso" un "innocuo" obbligato per rincasare a traversare quella piazza dove egli ha trovato la morte. I poliziotti erano armati di bastoni e miravano nel colpire alla testa, alla parte più delicata del corpo. A mezzanotte piazza del Duomo era sgombra...

Data la frequenza delle brutalità poliziesche quest'ultima ha colmato la misura. Nessuna meraviglia se la massa operaia ha proclamato lo sciopero generale. Ed è certo che lo sciopero riuscirà magnificamente. La parte migliore della cittadinanza guarderà con simpatia la protesta. Lo sciopero sarà solenne perché unanime. Non è qui questione di neutralità o d'intervento: qui si tratta di salvaguardare i fondamentali diritti dei cittadini e di "protestare" contro sistemi che devono una buona volta cessare e per sempre. Questione interna e italiana pur troppo! Se si vuole la "concordia nazionale" e questa è più che mai indispensabile se si ritiene inevitabile di scendere in campo bisogna instaurare nuovi metodi cambiare uomini trasformare o spezzare gran parte dell'ingranaggio statale.

Si è detto d'altra parte che "la protesta della Milano lavoratrice sarà alta serena ed esemplare". Non ne dubitiamo. Ma secondo noi ad un patto: che la polizia non si faccia vedere oggi. Né in divisa né in borghese. Resti chiusa a San Fedele. L'esibizione di poliziotti o altri agenti dell'ordine lungo le strade dove si svolgerà il corteo sarebbe una provocazione in termini. Lasciate una volta tanto che la folla controlli e sorvegli sé stessa. Nell'esternare il suo dolore nell'esprimere la sua protesta la moltitudine dei lavoratori milanesi terrà un contegno virile e offrirà ai suoi «tutori» un memorando esempio di "civismo".

Infine se per uscire una buona volta dal servaggio se per rivendicare l'elementare diritto alla vita occorrerà uscire dalla legalità i «cittadini» si preparino con fermezza e con audacia al sacrificio estremo. Chi deve chi può raccolga il monito sanguinoso finch'è tempo!

14 aprile 1915