Un giorno di follia a Fiumicino tra ritardi, black-out e spintoni

Lo scalo romano ancora in ginocchio: un calo di tensione scatena il putiferio Centinaia di passeggeri restano bloccati

«M a che compagnia di m...!». Giovanni pensava di poter partire per le vacanze, ma adesso è bloccato in una lunga fila di oltre 50 metri al Terminal 3 dell'aeroporto di Fiumicino verso il desk dei check-in della low cost Vueling. Colpa dei ritardi e delle cancellazioni, causate dall'incendio - probabilmente doloso - della pineta di Focene. La gente, però, non lo sa e se la prende con gli addetti dei vettori. Dopo aver ascoltato fiumi di invettive una hostess di Alitalia perde la pazienza e spintona un passeggero.

Poco più distante dei ragazzi napoletani si sono seduti per terra, circondati dai rispettivi carrelli portabagagli e hanno iniziato a giocare a briscola. Che ce ne fott', in vacanz' jamm o stess' . «Che ci importa, andiamo comunque in vacanza», dicono. Beata gioventù. Sono riusciti a resistere pure all'immancabile disagio quotidiano. Ieri mattina a Fiumicino una cabina elettrica andata in cortocircuito ha causato un black-out di poco più di una ventina di minuti intorno a mezzogiorno. È saltata l'aria condizionata e l'aria è diventata irrespirabile considerati i 36 gradi. Un turista, rimasto bloccato in ascensore, è stato colto da crisi epilettica e poi è stato soccorso. Nel complesso sono stati quattro gli interventi del 118. Poteva andare peggio in questa estate romana nella quale sembra che gli dei abbiano deciso di far scontare a questa città tutte le sue colpe. Ogni giorno, pertanto, porta la sua pena. Non solo per chi si ritrova circondato, persino nel centro storico, da immondizia e degrado, ma anche per chi vuole solo partire o è di passaggio. I nastri trasportatori dei bagagli nella loro immobilità sono quasi simbolici di una capitale e di un Paese ormai rassegnato alla legge di Murphy. Se qualcosa può andare storto, lo farà.

Ogni giorno, quindi, porta la sua pena. Anche al Terminal 1. Un capannello di emigranti rumeni provenienti da Madrid e bloccati nello scalo è disperata. I bambini dormono scalzi per terra. Le donne piangono. Restano lì abbandonati per qualche ora senza protestare, poi una funzionaria si fa loro incontro e cerca di risolvere la situazione. Verso le tre del pomeriggio dal loro bivacco si sentono provenire urla di gioia. Alitalia li ha «riprotetti» come si dice in gergo, cioè ha trovato loro un altro volo per portarli a destinazione. Poco distante una scolaresca di Catanzaro affonda il viso nelle focacce che gli accompagnatori hanno comperato per non lasciare i ragazzi a digiuno. «Siamo fortunati - dice uno di loro - perché su Lamezia abbiamo un ritardo di sole quattro ore». Sono informatissimi. «Siamo minorenni, le telecamere dei tg non ci possono inquadrare», precisa un altro.

Ai cronisti delle televisioni gli addetti stampa spiegano che il caos ha fondamentalmente responsabilità straniere. Alitalia, ribadiscono, si è prodigata per portare i passeggeri in albergo se i voli subiscono ritardi consistenti o sono cancellati. Le low cost , come dice la parola stessa, hanno avuto un po' il braccino corto. Intanto al Terminal 3 la situazione è ulteriormente peggiorata ed è intervenuta la polizia per far stare tranquilli i più esasperati. Cinesi e giapponesi no, restano impassibilmente atarassici. Come se tutto ciò che accade intorno a loro non li riguardasse. Sarà merito del buddhismo e dello shintoismo.

Alla fine, come al solito, risuonano le solite dichiarazioni di circostanza. L'Enac, l'ente per l'aviazione, lamenta la «necessità di una maggiore manutenzione» dello scalo (ricordando l'incendio che ha bloccato il T3 lo scorso maggio) e ha convocato per giovedì il gestore Adr e anche Alitalia. Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ripete per l'ennesima volta di non avere responsabilità. E questa volta è vero perché Fiumicino non fa più parte della Capitale da anni. I rifiuti incendiati da cui sarebbe partito il rogo sono, pertanto, di competenza del suo collega del Pd, Esterino Montino. Poi ci sono i professori universitari che ti spiegano che è colpa dell'effetto «cattedrale nel deserto», cioè della mancanza di scali alternativi nelle vicinanze come, invece, nel Nord Italia. Il paradosso di questo giornata? I senatori del Pd che esultano per Fiumicino assurto ad hub nazionale nel Piano dei trasporti. In Italia a ballare sul Titanic siamo proprio bravissimi.