Il giorno nero degli aeroporti: guasti a Roma, caos a Milano

Radar in avaria nella Capitale con ritardi, voli deviati e il principio di un altro incendio. Una «bomba d'acqua» manda in tilt l'hub lombardo

RomaL'Italia che invita il mondo all'Expo milanese fa i conti con il venerdì nero degli aeroporti. I guai primaverili di Fiumicino, infatti, non accennano a finire. E anzi, il virus contagia pure altri scali italiani come Ciampino e Malpensa, dove è crollato un pezzo di controsoffitto alla porta sei degli arrivi.

Prima c'è stato l'incendio del 6 maggio nel terminal 3 dello scalo romano, con i dubbi sull'efficacia dei sistemi di sicurezza sollevati dalla procura di Civitavecchia (tra l'altro mancherebbero porte tagliafuoco e sistemi di erogazione automatici a pioggia). Poi, due giorni fa, sono arrivate le polemiche anche politiche per la «fuga in pista» di tre algerini, scappati bellamente sulla pista mercoledì sera dalla porta d'emergenza di un Airbus 320 Alitalia in scalo nella capitale tra Algeri e Istanbul. I tre dopo la discesa dallo scivolo d'emergenza si sono dileguati non si sa come sfuggendo alla caccia all'uomo, ultimi di una lunga - non è chiaro quanto, ma senza dubbio numerosa - serie di «clandestini volanti».

Quello di ieri insomma sembrava poter essere il giorno per far tornare un po' in quota l'immagine dello scalo romano dopo una decina di giorni davvero difficili. E le cose erano cominciate bene, con l'ottimismo profuso dal presidente Enac Vito Riggio a margine del sopralluogo del ministro dei Trasporti Graziano Delrio al T3 , il primo a rimarcare l'operatività «già raggiunta» dal Leonardo da Vinci dopo le fiamme e il secondo che plaude per «l'aeroporto ben funzionante». E invece è stato un altro giorno nero per il primo scalo capitolino. Alle 13.30 è piombata la notizia di un guasto tecnico al Centro di controllo dell'Enav a Ciampino - uno dei quattro che regolano il traffico nei cieli italiani insieme a Milano Linate, Abano Terme (Pd) e Brindisi - che gestisce le rotte aeree su tutta la dorsale tirrenica.

Il malfunzionamento è durato poco, una decina di minuti appena. Si è trattato di un «rallentamento nella presentazione dei dati radar», come spiega in una nota la società che si occupa del controllo del traffico aereo nei cieli italiani.

Eppure il guasto, tra tempi di ripristino e verifiche di sicurezza, ha spalmato i suoi effetti per molte ore, sotto forma di ritardi e voli deviati, sia sugli aeroporti capitolini di Ciampino e Fiumicino (con ritardi fino a due ore fino a quando, in serata, la situazione si è normalizzata) che su altri scali del centro-sud. Tanto che a dare per primo la notizia è stato l'assessore ai Trasporti della Sardegna, Massimo Deiana, avvertito dall'Enac proprio per le ripercussioni che il problema avrebbe avuto sui collegamenti da e per l'isola.

Nel pieno della bagarre, nemmeno un'ora dopo l'inizio della magagna-radar al centro di controllo dell'Italia centrale, al Terminal 1 di Fiumicino è scattato l'allarme antincendio, e il fumo si è diffuso ancora nell'aeroporto romano. Col panico, visti i precedenti, che cominciava a serpeggiare tra i viaggiatori nello scalo, due squadre di pompieri hanno individuato ed estinto il focolaio nel luogo in cui si era sviluppato, un cestino dei rifiuti.

Ma la maledizione aeroportuale si è abbattuta anche al Nord, quando una violentissima bomba d'acqua ha colpito l'hub di Malpensa tra le 14 e le 15. In meno di un'ora sono caduti intorno all'area dello scalo varesino dieci centimetri d'acqua e 1.900 fulmini, costringendo la torre di controllo a fermare per tre quarti d'ora tutti i voli in arrivo o in partenza, mentre una ventina di voli sono stati deviati e fatti atterrare a Linate e in altri scali settentrionali. La pioggia, inoltre, ha allagato la statale 336 (che porta all'aeroporto dalle autostrade) e alcune parti interne dello scalo, provocando poi il crollo di una parte del controsoffitto all'altezza della porta numero 6 degli arrivi, nel Terminal 1, una zona che la società di gestione dello scalo, la Sea, aveva già provveduto a evacuare, chiudendola al pubblico dopo la bomba d'acqua a causa delle evidenti infiltrazioni sul soffitto.