Giovanna resta sola: ha perso tutti

Figli, genitori e marito morti ad Amatrice. A Nettuno funerali con cinque bare

Nettuno - Il santuario dedicato a Santa Maria Goretti di Nettuno era strapieno. In migliaia a dare l'ultimo saluto, ieri pomeriggio, all'assistente capo della polizia di Stato Ezio Tulli, 42 anni, ai suoi due bambini, Leonardo di 12 anni e Federica di 7 anni, e ai nonni materni. Tutti e cinque schiacciati dal solaio della vecchia casa di Amatrice. Sorretta dai colleghi la moglie, Giovanna Gagliardi, 47 anni, scampata miracolosamente al sisma che ha fatto accartocciare su stessa la casa paterna. Lei e la sorella maggiore Elisabetta, le uniche sopravvissute alla tremenda scossa di martedì notte. Persi in pochi secondi figli, marito e genitori: l'ennesima drammatica storia che ha colpito l'Italia. All'arrivo del primo feretro, quello dell'agente in forza alla polstrada di Aprilia che aveva preso alcuni giorni di ferie da trascorrere con la famiglia per la sagra dell'amatriciana, un lungo applauso seguito da un silenzio spettrale. Un'attesa di pochi minuti, poi l'arrivo sul sagrato della basilica delle due bare bianche seguite da quelle con i nonni.

A officiare la funzione, alla presenza del capo della polizia Franco Gabrielli, del questore di Latina Giuseppe de Matteis, e dei dirigenti dei commissariati di Anzio, Aprilia e di Cisterna dove lavoravano Tulli e sua moglie, monsignor Marcello Semeraro della diocesi di Albano. «Ci sono circostanze della vita che ci sorprendono e ci disorientano», dice nell'omelia il vescovo Semeraro. «È stata falcidiata una famiglia intera - continua - cosa fare adesso? Quante volte i bambini sono usciti di casa con il papà e la mamma aveva pensato fossero al sicuro? A lei ora dico di non credere che non ci siano altre ragioni di vita. Non resterà sola». La donna, anche lei agente di polizia in forza all'ufficio passaporti del commissariato di Cisterna, Latina, quella notte maledetta dormiva vicino la sorella. I loro letti erano nel sottotetto. Ezio, invece, era al piano inferiore sul lettone con i bambini, in un'altra stanza i nonni. Quando, alla prima scossa, la casa è crollata Giovanna, nonostante il buio e la polvere, ha lanciato il primo allarme proprio alla questura di Latina. Sono le 3 e 45, la seconda telefonata è diretta al cellulare di Ezio. La donna lo sente squillare a vuoto tra le macerie. È l'inizio di un incubo. Giovanna e la sorella vengono estratte, vive, poco dopo. I suoi familiari no. Tocca al fratello di Ezio, Maurizio, riconoscere i corpicini dei nipoti, dello stesso fratello e dei suoceri di lui. La donna, coperta sulle spalle, ha atteso in silenzio che il genero entrasse nella camera mortuaria allestita ad Amatrice. Quando lo ha visto tornare in lacrime ha capito tutto ed è scoppiata in un pianto straziante. Ieri, durante la funzione, era sorretta dai colleghi della polizia che non l'hanno lasciata sola nemmeno per un istante. E mai la lasceranno sola. «Mio figlio era in classe di Leo - racconta un amico, Marco -. Una famiglia meravigliosa». La ricordano così anche i vicini di largo del Parmigianino, a Reggio Emilia, dove la famiglia Tulli viveva fino al 2009 quando moglie e marito vengono trasferiti alla questura di Latina. Lui a pattugliare tutti i giorni la via Pontina, la statale killer, lei a combattere con le pratiche da smistare in ufficio. «I bambini erano meravigliosi - ricordano i dirimpettai - ci chiamavano nonni perché quando i genitori erano fuori tutti e due per servizio li tenevamo noi come fossero nostri nipoti. Tornavano spesso a trovarci, il loro appartamento è ancora qui».