Giravolta grillina: «Chiunque vinca noi siamo pronti a dialogare»

Pier Francesco Borgia

Roma A scatenare la felicità nei 5 Stelle è una delle poche incontrovertibili verità che emergono dal voto in Francia: a vincere è stato il bipolarismo sistema-antisistema, con buona pace delle vecchie categorie (destra e sinistra), ormai definitivamente al tramonto. «I francesi - commenta soddisfatto Manlio Di Stefano, capogruppo grillino in commissione Esteri a Montecitorio - hanno dato un messaggio chiaro: non ne possiamo più della politica di chi ha distrutto il nostro Paese, la nostra economia e il nostro benessere».

I cinquestelle esultano e, a un tempo, prendono le distanze. Sì, saranno pronti a porgere la mano a chiunque vinca, ripetono. Però sia Macron, sia la Le Pen sono lontani dal loro modo di fare politica. «Nessuno di loro due ha fatto entrare nelle istituzioni - aggiunge Di Stefano - cittadini qualificati provenienti dalla società civile. Nessuno di loro si taglia lo stipendio. Nessuno di loro parla di limite dei due mandati. Nessuno di loro finanzia le Pmi del suo Paese attraverso un fondo di microcredito». Però è un fatto che i due «finalisti» per le presidenziali transalpine siano stati scelti da chi vuol punire i partiti tradizionali che hanno portato avanti misure come il Fiscal Compact, il taglio delle pensioni, l'austerity e il pareggio di bilancio in Costituzione. «Proprio come fanno da noi - aggiunge ironico Di Stefano - sia il Pd, che la Lega e Forza Italia».

«Non saranno né il terrorismo mediatico - sottolinea un comunicato del gruppo M5S al Parlamento europeo - né quello dei mercati a condizionare il popolo francese. Il Movimento dialogherà con chiunque sarà il prossimo presidente della Repubblica francese».