È Giulio il primo disperso ritrovato

Si chiama Lazzarotti, era di Parma, aveva 21 anni: identificato da una piastrina

«Quando mi avete chiamato per dirmi che la piastrina di riconoscimento di mio zio è stata trovata in una fossa comune in Russia mi è salita la pelle d'oca dalla testa ai piedi. Fino ad oggi era disperso» ammette al telefono Caterina Lazzarotti. Lei è l'ultima nipote di un nostro alpino fatto prigioniero nel 1943 e mai più tornato a casa. Sul sito del ministero della Difesa il luogo del decesso e di sepoltura di Lazzarotti Giulio, classe 1922, sono registrati come «sconosciuti».

Il Giornale ha ricostruito la sua storia, grazie al ritrovamento della piastrina in una fossa comune scoperta quest'estate dai ricercatori russi nella zona di Kirov, 800 chilometri a nord est di Mosca. «Stiamo lavorando per delimitare i confini della zona di sepoltura nel villaggio di Shikhovo, 15 chilometri dalla città di Kirov» spiega Alexei Ivakin, che in giugno ha trovato le prime ossa eseguendo piccoli scavi di esplorazione. Si presenta come il responsabile di Debt (obbligo), un'associazione giovanile comunale specializzata nella ricerca dei caduti della seconda guerra mondiale. «Abbiamo calcolato che (nella fossa) potrebbero esserci fra i 10mila ed i 20mila corpi di soldati tedeschi, italiani, ungheresi e probabilmente romeni. Sepolti uno sopra l'altro» spiega Ivakin.

L'alpino Lazzarotti del battaglione Gemona, 8° reggimento, divisione Julia era partito da Monchio delle Corti, in provincia di Parma, 944 anime. «Mia mamma diceva sempre che era andato in guerra con il suo amico del cuore, Paride Cecchi. Tutti e due non sono mai tornati» racconta l'ultima nipote, che vive a Parma. Gli scopritori russi hanno postato in rete una foto della piastrina italiana trovata nella grande fossa. Si vede bene l'anno di nascita, 1922, il luogo, Monchio - Parma ed il nome della madre, Palmina. Da una ricerca sull'elenco dei dispersi in Russia dell'Unione nazionale reduci risulta che da Monchio, nati nel 1922, non sono tornati in 5. Solo uno, però, come conferma l'anagrafe, era figlio di Palmina: Giulio Lazzarotti, che a 21 anni si è trovato in una delle battaglie più terribili degli alpini a Nowo Postolajowka. Il 20 gennaio 1943 «l'8° reggimento combatteva da ore contro i russi - ha scritto un sopravissuto - Mezzi corazzati nemici, sistemati tra le case, sparavano ad alzo zero contro gli alpini che avanzavano di corsa armati di moschetti e bombe a mano. Intanto sbucavano altri carri armati dai boschi laterali ed allora la strage divenne generale».

Due giorni dopo quasi tutto l'8° alpini fu catturato. I prigionieri «erano senza cibo e molti sono morti per strada durante il trasferimento» verso Kirov spiegano i russi. Dall'ultima battaglia di Lazzarotti la distanza è di oltre 1500 chilometri percorsi in parte a piedi nelle tremende marce della morte e travolti dal gelo. Poi parte dei prigionieri veniva caricato sui vagoni bestiame piombati. In molti arrivavano cadaveri a Kirov. «I morti venivano sepolti nelle fosse vicino alla ferrovia» confermano i russi. In uno degli scavi esplorativi della scorsa estate «c'era un soldato italiano con la sua piastrina e vicino una medaglietta con la Santa Vergine» conferma Ivakin. La piastrina apparteneva all'alpino Lazzarotti.

«É la prima volta che abbiamo notizie di un disperso in Russia del nostro comune. Siamo tutti emozionati» spiega Gianni Pigoni, presidente locale dell'Associazione nazionale alpini. Massimo Lazzarotti, il cugino che vive in provincia di Milano ricorda: «Mio padre mi raccontava sempre la storia di Giulio. Diceva che era un ragazzo energico partito a 20 anni per la Russia e mai più tornato. Dopo tanto tempo vorrei che rientrassero almeno i resti». Stessa speranza per la nipote Caterina: «Almeno per una degna sepoltura nella frazione di Valditacca, a casa sua».

Domenica, come ogni settembre, si commemora al sacrario di Cargnacco, in Friuli-Venezia Giulia «la giornata nazionale del disperso». Dalla Russia non sarebbero mai più tornati 56.689 soldati. Dei tanti morti in prigionia si hanno poche notizie. I familiari di Lanzarotti, l'alpino ricomparso dalle tragedie del passato, hanno mandato al Giornale la foto che la madre teneva in casa. Un giovane orgoglioso della divisa e della penna nera sul cappello. A Kirov riposano i suoi resti assieme alle spoglie di chissà quanti italiani, forse migliaia, che dopo 73 anni è un dovere riportare a casa.