"Giuro fedeltà all'Isis" e fa 50 morti in bar gay Per l'America il peggio dopo l'11 settembre

Ucciso il trentenne di origini afghane che ha aperto il fuoco. Prima della strage aveva telefonato per giurare fedeltà al Califfato: «È uno di noi». Il padre è un fan dei talebani

La strage più letale strage nella storia degli Stati Uniti, e se verranno confermati i sospetti delle autorità, il peggiore atto di terrorismo sul suolo americano dagli attentati dell'11 settembre 2001. L'Isis rivendica l'attentato attraverso l'Amaq, l'agenzia di stampa del Califfato: «Era uno di noi. L'attacco che ha preso di mira il gay club di Orlando, in Florida, e che ha provocato 100 tra morti e feriti, è stato compiuto da un combattente dello Stato islamico».

Teatro della mattanza è il Pulse, un famoso locale notturno gay di Orlando, in Florida, dove un uomo è entrato e ha iniziato a sparare all'impazzata: i morti sono almeno 50 e 53 i feriti, alcuni dei quali in condizioni critiche. Tutto è iniziato intorno alle due di mattina, quando nel club si trovavano oltre 300 persone: il killer, identificato come Omar Seddique Mateen, 29enne americano e con origini afghane, si è barricato dentro e ha tenuto in ostaggio diverse persone per ore. Poi, la polizia ha annunciato con un messaggio Twitter che «è stato ucciso». Il presidente Barack Obama ha parlato alla nazione dalla Casa Bianca, con la bandiera a mezz'asta: «I nostri cuori sono spezzati - ha detto - La tragedia ci ricorda quanto facile sia avere delle armi per fare stragi». E poi: «Oggi si segna la peggiore strage nella storia dell'America». Per Trump invece «ci vuole pugno duro con l'Islam radicale». Poco dopo - secondo Site - la rivendicazione del Califfato. All'interno del locale sono stati trovati un fucile d'assalto AR-15 e una pistola, probabilmente usati dal killer, e la polizia sta cercando eventuali esplosivi nella sua casa di Fort Piece, nell'area a sud di Orlando.

Con il passare delle ore sono emersi dettagli inquietanti sul giovane: poco prima di compiere il massacro, secondo i media Usa, Omar Mateen, 29 anni, americano di origine afghana, ha telefonato al 911 dicendo all'operatore di voler giurare fedeltà al leader dello Stato Islamico, Abu Bakr al Baghdadi, e menzionando anche gli attentatori della maratona di Boston. Mentre una fonte della polizia ha rivelato che l'uomo era noto all'Fbi, sospettato di essere tra i simpatizzanti dell'Isis, e divenne «persona di interesse» nel 2014. Il Bureau ha aperto anche un'indagine su di lui, ma poi ha chiuso la pratica poichè non ha trovato prove per proseguire le indagini.

Per il padre del killer, Mir Seddique Mateen, potrebbe invece essere un bacio tra due gay la molla che ha fatto scattare la follia del figlio Omar: «Il movente religioso non c'entra nulla, ha visto due gay che si baciavano a Miami un paio di mesi fa ed era molto arrabbiato - ha affermato alla Nbc News - Siamo scioccati come il resto dell'America». Mir Seddique, secondo il Washington Post, è un afghano sostenitore della politica dei talebani, e in passato ha condotto la trasmissione Durand Jirqa Show su un canale chiamato Payam-e-Afghan, in onda in California. Mentre l'ex moglie del killer lo ha descritto come un violento, mentalmente instabile, non molto religioso e apparentemente non influenzato dall'Islam radicale. La donna, del New Jersey, ha parlato con il Wp ma ha preferito defilarsi per motivi di sicurezza. Ha detto di aver conosciuto Omar on line otto anni fa e di essersi trasferita in Florida per sposarlo nel 2009. Dopo pochi mesi, però il marito è diventato violento: «Non era una persona stabile, mi picchiava. Arrivava a casa e cominciava a colpirmi perchè la lavatrice non era finita o cose del genere» ha spiegato. La donna ha confermato che la famiglia dell'ex marito era originaria dell'Afghanistan ma che il 29enne era nato a New York poi si era trasferito con i genitori in Florida, dove lavorava come guardia in un penitenziario minorile. «All'inizio sembrava una persona normale, molto riservata» ha aggiunto. Furono i suoi genitori a portarla via, quando vennero a sapere delle percosse, e oggi ha ammesso che le hanno «letteralmente salvato la vita».

Commenti

honhil

Lun, 13/06/2016 - 12:34

L’affanno di Obama, presidente uscente (e per sempre dalla vita politica americana di primo piano, secondo quella costituzione) e l’affanno di Renzi (mai eletto in Parlamento e a cui, ad ogni modo, sulla carta e per questa Carta, resta sempre la speranza di potersi riciclare) hanno la stessa matrice: essersi incartati in un multiculturalismo che per l’occidente è una sicura promessa di morte. Il resto non è altro che contorno.