Golpe in casa Strada. Gino silura la figlia per i soldi delle imprese

Cecilia sostituita alla guida di Emergency perché contraria a fondi privati e di governi

Fuoco amico. Emergency cambia testa. Cecilia Strada, presidente della Ong e figlia del fondatore, Gino, si ritrova silurata. E al suo posto finisce Rossella Miccio, già assistente proprio del papà di Cecilia. Che, secondo l'Espresso che ha rivelato il ribaltone, avrebbe pagato cara l'adesione alla linea dei «puristi», quelli che non vogliono che Emergency si comprometta con governi e aziende private, di fatto «vendendo» l'uso del celebre marchio a chi, magari, deve rifarsi una verginità.

A farla fuori, per il settimanale, sarebbe stata proprio l'altra anima dell'associazione umanitaria, quella che punta su una linea politica meno idealista e più pragmatica, e che dunque sarebbe pronta a dare il benvenuto ai finanziatori istituzionali, come governi e grandi aziende. Una linea incarnata proprio dal direttivo, ossia dagli uomini piazzati sulla tolda di comando dal papà di Cecilia, Gino, che risulterebbe così come «sponsor» della defenestrazione eccellente.

A bomba esplosa, proprio Cecilia Strada e la Miccio si sono affrettate a diramare una nota congiunta, definendo l'avvicendamento come una decisione «maturata nell'ambito di una normale dinamica di confronto interno, teso a cercare sempre l'assetto più adatto alla crescita dell'organizzazione, come avviene ogni giorno in ogni realtà associativa». Un comunicato che, in realtà, non smentisce la ricostruzione fatta dal settimanale, perché più che la «crescita» di Emergency lo scontro interno che avrebbe fatto da retroscena al clamoroso siluramento si sarebbe appunto incentrato sulle strategie da seguire per far crescere la Ong. Scegliendo la linea «pura» preferita da Cecilia e dai tanti volontari o, invece, la strada di Gino e dei vertici da lui piazzati nel direttivo. Secondo l'Espresso, le prime ruggini tra le due anime - e i primi guai per Cecilia - risalirebbero alla partita del Cuore del 2014, organizzata proprio dall'associazione umanitaria, e che scatenò polemiche per l'annunciata presenza in campo di Matteo Renzi a soli sei giorni dall'election day, Gino strada difese senza tentennamenti il diritto del premier di giocare («È una follia dire che non possa scendere in campo», spiegò), Cecilia era invece contraria, visto che il governo era tra le nazioni i cui soldati erano in Afganistan, dove Emergency era attiva con tre ospedali. Renzi, alla fine, non giocò. Anche nel pieno delle polemiche per le affermazioni del procuratore capo di Catania Carmelo Zuccaro su legami e opacità delle Ong impegnate nel soccorso in mare, la Strada, intervistata dal Fatto, ricordò che Emergency non fa soccorso e si disse d'accordo con inchieste e controlli: in una Ong, spiegò, non bisogna «sprecare nemmeno un centesimo».

Insomma, uno scontro interno all'organizzazione non governativa, e probabilmente anche interno alla famiglia del fondatore. Con l'altra delicatissima partita della successione a Gino da giocare, ricorda ancora il settimanale. Di certo la «base», i volontari e i simpatizzanti di Emergency ieri hanno subito scelto da che parte schierarsi nella «guerra civile» tutta interna all'associazione. E hanno appoggiato, quasi senza eccezione, Cecilia. Sui social network c'è chi chiede conto alla Ong del siluramento, chi chiede di smentire eventuali accordi e finanziamenti da parte di «Eni e Impregilo», chi annuncia che non sceglierà Emergency per il proprio 5 per mille.