Il governo cerca 5 miliardi: stangata sulle successioni

Per far cassa Palazzo Chigi pensa di abbassare la soglia di esenzione dalla tassa da un milione a 400mila euro. Un piano che sarebbe già allo studio dei tecnici

È cominciato con largo anticipo il braccio di ferro nel governo per far quadrare i conti del 2016 e del 2017. I primi traballano a causa della crescita inferiore alle attese (e quindi per un eccesso di ottimismo da parte del governo) e per la trattativa per la flessibilità con la Commissione europea. Quelli del prossimo anno sono drammaticamente a rischio, tanto da rendere sempre più probabile l'aumento dell'Iva e delle accise previsto dalle clausole di salvaguardia.Tra le tante ipotesi per fare cassa ieri sulle pagine del Mf Milano finanza è rispuntato un giro di vite sulla tassa di successione, secondo le stesse modalità ipotizzate nel dicembre scorso. Anche questa volta sulla falsariga di una proposta di legge firmata da deputati di Sel. In sintesi, per le successioni in linea diretta, una riduzione della franchigia (il valore dei beni ereditati dal coniuge o dal figlio, entro il quale non si pagano imposte) da un milione di euro a 300-400mila euro. Il valore di un appartamento da 100 metri quadri in una città media. Poi un inasprimento delle aliquote fino a quattro punti percentuali. Stangata fiscale più netta per le eredità sugli altri gradi di parentela (ad esempio tra fratelli e sorelle), fino a un massimo del 15%. Su queste misure stanno ragionando da tempo i professionisti, commercialisti e avvocati ben informati sugli umori degli uffici tecnici dei ministeri. E attenti a suggerire ai propri clienti possibili scappatoie.La partita contabile è chiara. Servono soldi per coprire buchi creati da previsioni troppo generose del governo Renzi e le entrate fiscali da beni patrimoniali danno un livello di certezza inferiore solo a quelle da pensioni.Quella politica è complicatissima. Ieri da Palazzo Chigi sono arrivate smentite ufficiose ma nette e inequivocabili. «Nessuna ipotesi di riforma della tassazione sulle successioni». Poi anche il ministero dell'Economia ha escluso il nuovo giro di vite.Matteo Renzi ha già avuto gravi difficoltà su due sfide relativamente facili. La prima è quella tutta politica delle unioni civili. Ma c'è anche quella che riguarda una stretta sulle pensioni di reversibilità. Un braccio di ferro con la sua maggioranza e con i contribuenti-elettori su un argomento tabù come quello delle successioni è l'ultima cosa che gli serve. Finire una legislatura con due tasse sul morto non è il massimo per un politico che punta tutto sull'immagine e che ha tutta l'intenzione di durare. Senza contare che si tratta si due misure economiche palesemente anti famiglia, difficili da fare digerire all'elettorato moderato che ha ancora fiducia in Renzi. Sopratutto a ridosso del riconoscimento delle unioni civili.Ma le ragioni dei conti non sono facili da ignorare. Ad aprile arriveranno le nuove stime del Def e il governo dovrà cercare di coprire una cifra che potrebbe arrivare a 5 miliardi per centrare i limiti europei sul deficit. Poi, in maggio, il giudizio di Bruxelles sulla legge di Stabilita. Il «partito europeo» italiano (Mario Monti ed Enrico Letta in modo sempre più esplicito) sta incalzando l'esecutivo. E in Europa, si sa, sono in molti a chiedere un giro di vite sui patrimoni degli italiani. I questa trattativa potrebbero finire anche le garanzie europee sui deposti bancari. Concesse in cambio di conti pubblici messi in ordine grazie ad un inasprimento della tassa di successione, Quindi, ancora una volta, a spese degli italiani.