Il governo fa cassa pure con le vedove

Una nuova norma minaccia le pensioni di reversibilità: erogate solo alle più indigenti. I sindacati: «Una rapina»

Antonio SignoriniRoma La pensione di reversibilità legata al reddito familiare. Non più prestazione previdenziale, ma misura assistenziale, come le pensioni di invalidità. Concetti complessi che secondo i sindacati dei pensionati significano una cosa sola: «rapina legalizzata» ai danni delle vedove. La novità è contenuta nel pacchetto di misure «contro la povertà» approvato dal governo il 28 gennaio scorso. Un disegno di legge scomparso dai radar fino a due giorni fa quando si è materializzato alla commissione Lavoro della Camera. Testo complesso da leggere persino per gli addetti al settore, almeno fino a quando la relazione tecnica ha fatto un po' di chiarezza sulla parte che riguarda appunto la pensione destinata ai «superstiti», cioè ai coniugi dei pensionati. È da sempre una prestazione riconosciuta ai coniugi dei pensionati deceduti, quindi finanziata dai contributi. La legge del governo le trasforma in prestazioni assistenziali. Questo, ha spiegato ieri Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi Cgil, significa che «l'accesso alla pensione di reversibilità d'ora in poi sarà legata all'Isee, per il quale conta il reddito familiare e non quello individuale. Di conseguenza il numero di coloro che vi avranno accesso inevitabilmente si ridurrà e saranno tante le persone che non si vedranno più garantito questo diritto». Pedretti, forse per pudore da sindacalista Cgil, non precisa quali saranno le vedove o i vedovi ai quali sarà negata la pensione, ma è chiaro che si tratta di quelli con redditi più alti. Redditi familiari, come quelli calcolati con l'Isee. I dettagli non sono noti. Non si sa a quale livello sarà messa la asticella, né se sarà messa. Ma è noto da tempo che le pensioni di reversibilità sono nel mirino del governo. Da una parte è vero che esistono praticamente solo in Italia, ma è anche vero che sono finanziate con i contributi dei lavoratori. Non sono a carico delle fiscalità generale, quindi non devono essere concesse solo ai redditi più bassi. Il rischio è che la norma contenuta nel pacchetto povertà sia un modo per fare cassa. Il presidente della Commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano è convinto che «l'intervento del governo sulla povertà sia positivo, è forse la prima volta che si interviene in modo significativo. Ma - avverte - non bisogna confondere questo strumento con la previdenza». Le risorse extra rispetto al miliardo di copertura delle norme varate dal governo «non possono essere prelevate dalle pensioni. Sarebbe una partita di giro che comprometterebbe l'effetto positivo» del pacchetto. Più diretto Pedretti che parla appunto di una «rapina legalizzata» perpetrata «soprattutto ai danni delle donne perché l'età media degli uomini è più bassa e la reversibilità è quindi una prestazione che riguarda soprattutto loro».