Economia

Il governo ora festeggia Ma nella manovra 2018 arriveranno altre tasse

Gentiloni e Padoan approvano il Def e vantano risultati straordinari. L'ok di Mdp resta incerto

Il governo ora festeggia Ma nella manovra 2018 arriveranno altre tasse

La manovra del 2018, sarà per due terzi di entrate e solo per un terzo di tagli alla spesa. Niente di nuovo. Arriveranno, nuove tasse. Il debito si ridurrà, anche se le privatizzazioni saranno rinviate e il deficit aumenterà, ma meno del previsto e il tesoretto spendibile per la manovra sarà inferiore di circa tre miliardi rispetto alle previsioni.

Il Consiglio dei ministri ha approvato la nota di aggiornamento del Def, il documento che fa da cornice per la legge di Bilancio, senza sciogliere i nodi e dubbi della vigilia. Il premier Paolo Gentiloni ha assicurato che «potremo proporre al Parlamento una legge di bilancio non depressiva». Tutto merito delle «riforme del governo Renzi, che noi abbiamo proseguito». Tributo al segretario del Pd condiviso dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. Ma di spazi per fare una manovra espansiva sono pochissimi.

Incassato l'aumento del Pil all'1,5% e rassicurati i mercati con una riduzione del debito pubblico messa nero su bianco, restano i pochi margini lasciati da Bruxelles. La correzione del deficit sarà dell'1,6% e non dell'1,8% come sperava l'esecutivo. Segno che dalle parti della Commissione Ue i rapporti non sono così distesi come dichiara il governo.

Resta lo spazio per pochissime misure. La sterilizzazione degli aumenti dell'Iva che i governi si trascinano dietro da anni, ma solo per il 2018. Poi la decontribuzione e le misure per gli investimenti.

Qualcosa non torna, secondo il capogruppo di Forza Italia alla Camera Renato Brunetta. «Non riusciamo a comprendere in base a quale regola miracolosa il ministro Padoan creda di poter realizzare la prossima manovra in deficit, grazie all'ennesimo sconto ottenuto dalla Commissione Europea, e abbassare contemporaneamente il debito pubblico». Il ministro «farebbe meglio a non inventarsi i dati e ad ammettere che lo stock di debito aumenterà anche il prossimo anno, proprio per effetto della sua manovra di ottobre».

Incertezza che non scoraggia i renziani. Il quadro economico del Def, secondo il ministro dell'Agricoltura Maurizio Martina, «rende chiaro il lavoro serio del Partito democratico al governo». Lo stesso Def e il ministro Padoan retrodatano il merito di Pil e riduzione del debito al 2014, anno del governo Renzi.

Tutto da risolvere anche sul pasticcio politico. La nota di aggiornamento deve essere approvata dal Parlamento dalla maggioranza assoluta dei componenti. A Senato il sostegno della sinistra dalemian-bersaniana di Mdp è vitale, ma non è scontato. Per Gentiloni una sfida praticamente vinta. «Ci presentiamo con un quadro positivo, quindi immaginiamo che dal punto di vista del rapporto con l'opinione pubblica e il Parlamento ciò venga recepito in modo molto rilevante».

Più incerto Padoan che ieri dalla festa dell'Unità di Imola ha lanciato un avvertimento chiaro: chi voterà contro «preferisce austerity».

Tradotto, se Mdp respingerà il Def a Palazzo Madama, priverà l'Italia della flessibilità concessa dall'Ue.

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