Il governo rinvia tutto di una settimana: in bilico 150mila precari e gli sgravi alle private

Roma Epic fail del governo di Matteo Renzi sulla «Buona Scuola». Sulle assunzioni e sulla riforma che avrebbero dovuto rappresentare la rinascita della Pubblica istruzione nel nostro Paese nelle ultime due settimane si sono succeduti annunci, smentite, correzioni, slittamenti e retromarce giocati sulla pelle di migliaia di precari che sono saliti loro malgrado sulle montagne russe della speranza dopo anni e anni di supplenze. Ma il Consiglio dei ministri di ieri non ha dato il via libera al decreto e neppure al disegno di legge ma soltanto a un insieme di «linee guida». Quindi per il momento niente assunzioni, niente riforma e niente sgravi fiscali per le famiglie che pagano le rette alle paritarie. Ma Renzi promette che il prossimo Cdm, martedì prossimo, varerà il ddl. «Non c'è alcun rischio di slittamento per l'assunzione del personale - assicura il premier - C'è il miliardo messo da parte subito e i tre miliardi per il 2016». E liquida le critiche di chi lo accusa di aver deciso tutto da solo. «Ma quale “dittatorello”? - replica - Se facciamo un decreto siamo anti democratici, se facciamo un ddl non siamo spediti. Troviamo la via di mezzo, troviamo pace». Per le famiglie che mandano i figli alle paritarie invece una promessa dal ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini: «Nel ddl prevederemo un bonus per le paritarie e a possibilità di destinare il 5 per mille alle scuole». Ai precari in attesa di risposte non resta che aggrapparsi alla fragile speranza che il Parlamento per una volta rispetti tempi brevissimi. Le ragioni di questa retromarcia vengono attribuite alla necessità di coinvolgere le Camere nell'elaborazione di una riforma tanto importante come quella della scuola. Dal Pd e dal ministero è stato fatto notare come ci sia stato un forte richiamo da parte del capo dello Stato sull'abuso della decretazione d'urgenza. Un discorso che può valere soltanto per quegli aspetti della riforma che coinvolgono la didattica o la formazione, la selezione e la carriera dei docenti. Giusto pensare a un provvedimento sul quale possa esserci un confronto più ampio per questi temi. Non è credibile invece che l'ammonimento del presidente della Repubblica possa essere riferito al decreto sulle assunzioni senza il quale l'anno scolastico non può partire in modo regolare. Se c'è un provvedimento che riveste carattere di urgenza infatti è sicuramente quello che deve definire gli organici della scuola. Non solo. Sul governo pende il rischio di migliaia di ricorsi dopo la sentenza europea che ha condannato l'Italia per l'abuso di contratti a tempo determinato reiterati per troppo tempo. Ma non ci sarebbe la garanzia delle coperture finanziarie per tutte le immissioni in ruolo promesse da Renzi. Va precisato che un decreto sugli organici per il prossimo anno scolastico è già stato pubblicato dal ministero della Pubblica istruzione il 27 febbraio scorso. Un provvedimento che non tiene conto delle assunzioni annunciate dal governo.