Il governo risponde a Parigi e alza le difese su Telecom

Dopo il caso Fincantieri, parte la procedura per la golden power sulla società tlc controllata da Vivendi

Contromossa del governo dopo lo stop francese all'operazione Fincantieri-Stx. La Presidenza del Consiglio ieri ha reso noto che il ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda, ha sollecitato una «pronta istruttoria» sulla possibilità di esercitare la golden rule nei confronti di Tim in seguito all'inizio dell'attività di direzione e coordinamento di Vivendi sull'operatore telefonico (di cui detiene il 24% circa), concretizzatasi con l'uscita dell'ex ad Flavio Cattaneo e la ripartizione delle deleghe a due manager della controllante, Arnaud de Puyfontaine e Amos Genish.

«Applicheremo con intransigenza le norme in vigore e proporremo un provvedimento antiscorrerie per le aziende quotate», ha dichiarato Calenda che ieri ha reso un'informativa alla Camera sulla questione dei cantieri navali. «Un Paese serio - ha aggiunto - agisce attraverso le regole che, se la situazione lo richiede, possono essere rafforzate ma non discriminando sulla base della nazionalità». In particolare, il ministro ha sottolineato che «bisogna rafforzare i meccanismi di difesa da comportamenti scorretti e da quelli predatori». Un chiaro riferimento a un'altra operazione effettuata dalla Vivendi di Vincent Bolloré che, dopo aver stracciato il contratto per comprare Mediaset Premium, ha accumulato il 29,9% dei diritti di voto del gruppo di Cologno (controllato da Fininvest che, tramite Mondadori, ha una quota del 36% nell'editore del Giornale).

«Da qui fino a settembre manterremo la linea della fermezza, la maggioranza e nulla di meno», ha spiegato Calenda secondo cui la controfferta del presidente francese Macron (allargare l'accordo Fincantieri-Stx al settore Difesa con Naval Group) «va bene ma non fa venire meno la necessità di rispettare i patti». Questo orientamento non impedisce la prosecuzione del dialogo con l'Eliseo in vista del vertice bilaterale del 27 settembre a Lione. Per il ministro «esistono tutte le condizioni per trovare un accordo su Stx e andare avanti sul progetto di partnership tra Fincantieri e Naval Group». Una partita ancor più strategica dopo che Fincantieri si è assicurata una commessa di 5 miliardi dal Qatar per 7 unità navali.

Per quanto Calenda abbia ripetuto che non si tratta di una «ritorsione» nei confronti della Francia, l'avvio dell'istruttoria e la riproposizione della norma antiscalate (già notificata a Bruxelles) che da più di sei mesi non trova posto nella produzione legislativa hanno un significato preciso: convincere Parigi ad addivenire a più miti consigli. Senza forzare la mano, per salvaguardare una bilancia commerciale con la Francia positiva per 11,4 miliardi e 250mila posti di lavoro garantiti in Italia dalle imprese a proprietà transalpina.

Occorre, tuttavia, precisare la natura e i limiti dell'intervento governativo su Tim. La golden power è in realtà un diritto di veto dello Stato nei confronti dei privati nel momento in cui si mettano potenzialmente a rischio gli interessi nazionali. In questo caso si tratta della rete telefonica. Esso è esercitabile se cambia il controllo degli asset strategici, ma in questo caso l'azionariato della ex Telecom è rimasto immutato. La golden power si può esercitare ove si proceda a operazioni straordinarie ma, poiché Tim non ha intenzione di scorporare la rete o di venderla, paiono non ricorrere i presupposti dell'intervento.

Discorso diverso per la norma antiscorrerie che, sebbene non esercitabile retroattivamente su Mediaset, potrebbe avere una sua validità intrinseca qualora settori importanti del «made in Italy» diventassero oggetto di speculazioni. Il pressing sull'Ue è stato anche auspicato dal capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta che ha preannunciato il «sostegno non per banali ritorsioni ma per un'iniziativa in sede europea», alludendo a uno sforzo congiunto a Bruxelles per avviare una procedura di infrazione in seguito al voltafaccia transalpino.