Governo sbugiardato: si conferma l'incertezza delle aziende sugli assunti a tempo indeterminato

RomaIl Jobs Act mostra la corda. E anche gli incentivi, come spesso accade, non vanno nella direzione auspicata. La principale riforma messa in campo dal governo Renzi, insomma, sembra avere esaurito la spinta che aveva portato nei mesi scorsi a un aumento dei contratti a tempo indeterminato, sia pure nella versione depotenziata prevista dal Jobs Act. Dai dati relativi a maggio del ministero del Lavoro risulta che ci sono stati 184 mila e 707 contratti di lavoro in più. Ma sono tutti a tempo. Atipici, come si diceva un tempo. Le attivazioni di posti a tempo indeterminato sono state 179mila. Anche le cessazioni relative agli stessi contratti sono state poco meno di 179mila. Il saldo a favore della forma di lavoro che il governo di centrosinistra vuole sia l'unica, è di sole 271 unità. Nel complesso i dati risentono ancora del boom dei mesi scorsi. L'incidenza dei contratti tipici è del 19,2%, mentre nel maggio del 2014 era del 14,9%.

Secondo i dati Inps dell'Osservatorio sul precariato, nei primi cinque mesi del 2015 le assunzioni a tempo indeterminato sono cresciute di 152.722 unità, contro i 51.270 contratti a termine. Ma se le comunicazioni al ministero del Lavoro dei prossimi mesi saranno dello stesso tenore di quelle di maggio, questa quota è destinata a non salire più. Una cessazione su tre dei rapporti di lavoro riguarda i contratti a tempo indeterminato. Dato che fa sorgere un sospetto che le aziende stiano licenziando i dipendenti che ancora conservano le vecchie tutele, per riassumere gli stessi o altri lavoratori con i nuovi contratti, meno vincolanti.

Aspetti non considerati dal premier Matteo Renzi che ieri ha salutato i dati sul lavoro e sulla produzione industriale con l' hashtag twitter #duralavitadelgufo . «È la dimostrazione che le cose cambiano», è la tesi del presidente del Consiglio. In effetti la produzione industriale in maggio è volata ai massimi dall'agosto 2011, più 3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno. Meno facile interpretare i dati del ministero del Lavoro. E per Renzi non è una buona notizia perché il Jobs Act e la decontribuzione sono tra le poche misure che l'Europa può valutare positivamente.

Ci ha provato nei giorni scorsi l'Ocse, nell' Employment Outlook , nel quale da conto di un possibile calo della disoccupazione dal 2016, accompagnata però, anche dall'aumento della disoccupazione di lungo periodo. Nel 2014, il 61,5% dei senza lavoro lo era da almeno 12 mesi, contro il 56,9% del 2013. Il giudizio dell'organizzazione parigina sul Jobs Act è nel complesso positivo. Ma sarà difficile per l'Italia riportare al lavoro le persone che hanno perso l'occupazione negli anni di crisi.

I nuovi posti di lavoro: 185mila nel mese di maggio. Ma solamente il 19% è a tempo indeterminato

Il saldo tra attivazioni e cessazioni di contratti a tempo indeterminato solo in valore nominale