Il governo si rimangia le previsioni sul Pil: sarà ancora zero virgola

Venerdì Renzi giurava che l'1,2% stimato era un «fatto di serietà». Ieri la smentita del ministero: «Dato basato su aspettative ottimistiche, rischio di revisioni al ribasso»

Antonio Signorini

Roma Venerdì il premier Matteo Renzi aveva detto che quell'1,2% di Pil inserito nel Def è un «fatto di serietà». Come dire, una stima prudenziale messa coscienziosamente nel documento di finanza pubblica più importante, perché è il peggiore tra gli scenari possibili.

Dopo nemmeno tre giorni è il ministero dell'Economia, nella relazione che accompagna il Def, a spiegare che quella crescita striminzita è, semmai, fin troppo ottimistica. Con buone probabilità di revisione al ribasso. Concorde, su questo, con l'ufficio parlamentare di bilancio, che ieri ha espresso dubbi sul Def.

La relazione al Parlamento che accompagna il documento, segnala esplicitamente «rischi al ribasso». «La previsione - si legge nel documento - continua a basarsi su aspettative relativamente ottimistiche circa la domanda interna e la capacità delle imprese italiane di espandere le loro esportazioni in un quadro di accresciuta difficoltà, ed è pertanto soggetta anche a rischi al ribasso». In altre parole per potere centrare l'obiettivo, bisogna che in questi ultimi mesi dell'anno le famiglie tornino a spendere e le imprese a investire.

Un solo passaggio, che mette in rilievo come la trattativa tra Roma e Bruxelles sarà difficile per il 2017, e questo era noto, ma anche per l'anno in corso. La correzione necessaria a fare quadrare i conti, in caso di una crescita inferiore all'1,2% potrebbe essere superiore rispetto ai tre miliardi previsti.

Il documento arriverà a Bruxelles a giorni. Ma un assaggio dell'orientamento della Commissione ieri lo ha dato l'ufficio parlamentare di bilancio guidato da Giuseppe Pisauro, autorità che vigila sui conti pubblici, che si è concentrata proprio sui possibili effetti che un Pil inferiore alle attese potrebbe avere sulle finanze pubbliche. «L'eventuale emergere di sorprese negative sul fronte della crescita reale e dell'inflazione metterebbe a rischio la dinamica del Pil nominale e, con essa, il percorso di abbassamento del rapporto debito/Pil», spiega l'Upb nella lettera di validazione del quadro macroeconomico tendenziale del Def 2016.

Anche per quanto riguarda il debito, le previsioni del governo erano già state riviste al ribasso. Nel 2016 il rapporto con il Pil è passato al 132,4% dal 131,4%. L'ufficio parlamentare dice che anche questo potrebbe essere a rischio.

Il problema è che il governo ha preso «come riferimento l'estremo superiore del range di previsioni del panel». In altre parole, l'esecutivo è restato nei limiti delle previsioni (già abbastanza ottimistiche rispetto ad altri osservatori) dell'Upb, ma ha scelto le più favorevoli.

Il governo ha già spiegato quale sarà la strategia: chiedere «tutta la flessibilità possibile» all'Europa. Poi i tagli di spesa. Messi a bilancio (o meglio, nelle previsioni), ma difficili da attuare, come ha certificato ieri Unimpresa: negli ultimi quattro anni è aumentata di 22 miliardi.

Il governo, sempre nella relazione che accompagna il percorso del Def in Parlamento, se la prende con il metodo di calcolo del Pil utilizzato dalle istituzioni europee quando devono valutare i bilanci degli stati nazionali. L'Italia «continua ad adoperarsi» per «metodologie di calcolo del prodotto potenziale più flessibili».