«Dal governo solo annunci e misure farsa»

RomaNon c'è traccia di politica industriale. Si punta su spesa sociale anziché su incentivi produttivi, senza politiche per le Piccole e medie imprese, ma allo stesso tempo non si aiutano le aziende a crescere. Maurizio Casasco, presidente di Confapi, la confederazione delle Pmi, boccia senza appello il governo di Matteo Renzi. E avverte: il Jobs Act «è un inizio, ma è poco coraggioso».

Eppure il governo dice che siamo alla vigilia di una svolta. Partiamo dal lavoro, c'è la defiscalizzazione, che va anche a vostro beneficio.

«Le assunzioni non si favoriscono defiscalizzando i contratti a tempo indeterminato, ma dando reali opportunità alle imprese di assumere. Se il governo avesse tagliato le tasse per le imprese, il beneficio sarebbe andato in nuove e vere assunzioni. E Confapi ha proposto il 50% a favore dei lavoratori».

Però hanno favorito le stabilizzazioni con la decontribuzione...

«Nelle Pmi l'imprenditore si sporca le mani, è il padrino del battesimo dei figli dei dipendenti. Bisogna essere molto chiari. Un imprenditore non investe sulle detrazioni, ma su incentivi specifici per gli investimenti. Bisogna passare dall'assistenza alla cultura della crescita».

Non c'è stato un minimo di ripresa dal vostro punto di vista?

«Sì un po', grazie ai soldi che Draghi ha dato alle banche, alla quasi parità con il dollaro e al prezzo del petrolio. Noi come italiani non abbiamo fatto niente. Ma i benefici dei fattori esogeni li hanno avuti anche gli altri quindi aumenterà la concorrenza, visto che gli altri fanno le riforme e noi no».

Che riforme servono?

«Il governo non ha tagliato la spesa. Ha fatto tanti annunci, ma poco di concreto. Basti pensare alla farsa delle detrazioni per la ricerca. Serve una politica industriale vera, a favore della ricerca. Per fare degli esempi, in Italia ci sono tante idee ma non ci sono più brevetti».

E il governo non lo fa..

«Al contrario. Nel Def si prevede un taglio alle detrazioni che colpirà anche l'edilizia. Insieme alla meccanica è il settore che può trainare l'economia. Il governo, invece, sceglie di colpire la produzione e così riduce ogni possibilità di ripresa dell'occupazione. Se poi ci mettiamo anche le clausole di salvaguardia, che di fatto nel Def non sono state sterilizzate, quindi un probabile aumento dell'Iva e delle accise, difficile non prevedere la palude della nostra economia».