Grandi aziende all'estero e il paese bonsai

Pierfranco Faletti

La vicenda Mediaset Vivendi, che ci auguriamo si risolva positivamente per il gruppo Fininvest, è l'ultimo tentativo di acquisizione dall'estero di una grande impresa italiana. Rappresenta l'anello terminale di una lunga catena che, soprattutto durante i quasi tre anni di governo Renzi, ha visto il passaggio in mani straniere di alcuni fra i principali gruppi industriali italiani.

Fenomeno assolutamente unico in tutta la storia dell'Italia unita. Le danze, se così si possono chiamare, sono iniziate nel 2014, con la vendita del gruppo Indesit, oltre 20.000 dipendenti, importanti presenze in tutto il mondo, all'americana Whirpool. Poi è stata la volta di Rottapharm, azienda monzese, multinazionale nel settore farmaceutico, con 3.000 dipendenti, un miliardo di fatturato e un riconosciuto altissimo livello tecnologico ed innovativo. E' stata ceduta, sempre nel 2014, alla tedesca Madaus Pharma. Quindi Pirelli, una delle storiche aziende italiane, creata nel 1872, 6 miliardi di fatturato, 38.000 dipendenti la cui proprietà, dopo avere già venduto all'estero qualche anno prima il suo fiore all'occhiello, il settore dei cavi elettrici, ha ceduto nel 2015 il resto del gruppo alla Chem China. Oggi il suo Presidente si chiama Ren Jianxin. Infine la recente cessione di Italcementi, dal 1864 protagonista mondiale nel settore del cemento, con 5 miliardi di fatturato e circa 20.000 dipendenti, simbolo della solidità e dell'intraprendenza bergamasca, acquistata da un suo concorrente, la tedesca Heidelberg Cement.

Aperto è tuttora il caso di Telecom Italia, con il solito Bollorè comunque in posizione dominante. Unicredit, Mediobanca e Assicurazioni Generali, a quanto dicono i ben informati, sembrano tutte e tre ad alto rischio scalate. L'ex primo ministro Renzi aveva parlato con orgoglio di ripresa degli investimenti esteri nel nostro Paese.

La stampa di regime ci ha imbonito, contrabbandando queste cessioni come grandi occasioni di sviluppo. Il caso Indesit è stato esemplare: dopo soli 6 mesi, i nuovi proprietari hanno deciso l'eliminazione del marchio, sostituito con quello di Whirpool ed hanno iniziato ad effettuare drastici ridimensionamenti. Sembra non essere stata un'acquisizione per lo sviluppo, ma più che altro per l'eliminazione di un importante concorrente. E questo è il pericolo cui vanno incontro tutte le recenti acquisizioni.

Del resto anche un bimbo capisce che avere il ponte di comando a 10.000 km di distanza dalla base delle proprie attività, avere cultura, lingua, interessi, maturati in mondi e realtà spesso radicalmente diverse dalle nostre, fa una grande differenza, anche in un mercato cosiddetto globalizzato.

Fabriano, Monza, Milano, Bergamo, sono assai diverse da St. Joseph Michigan, Pechino, Heildelberg.Siamo vissuti per anni nel mito del piccolo è bello, predicato dal Censis per le nostre imprese. L'Ing. Carlo De Benedetti era addirittura arrivato a parlare con orgoglio di imprese Bonsai. Questa realtà suicida, sta rischiando di rendere un Bonsai tutto il nostro Paese.

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